Anno d’uscita: 2018
Sito web: https://www.facebook.com/oroskhaosjro/
La proposta musicale degli OrosKhaos è difficilmente inquadrabile in un’unica categoria: il gruppo spazia da malinconiche tessiture pianistiche a tappeti di sintetizzatori eterei, doppiati da voci evocative e accompagnati da una batteria lineare ma che ricopre un ruolo di primo piano soprattutto attraverso tamburi dal suono profondo, costruendo una base su cui si innesta ciclicamente un parlato vibrante e rituale.

Proprio la dimensione del rito sembra essere quella più congeniale agli OrosKhaos e ai loro pezzi misteriosi, minimali, cadenzati, arcani, carichi di quel misticismo e quella ripetizione dal carattere spiccatamente catartico. Questa natura criptica emerge prepotentemente nella cover di The Great Descent ed è subito lampante nella rinuncia al colore e nella scelta del bianco e nero (o, per definirlo in modo più appropriato, del monocromo). Anche il soggetto vanta la stesse caratteristiche e può risultare alquanto oscuro dal momento che raggruppa immagini realistiche, fantastiche e simboliche: al centro un grande occhio racchiuso in un triangolo equilatero sovrastato da una mezzaluna inclinata, tutt’intorno fiori, piante rampicanti, una calice, una coda di volpe, un cuore che sanguina e una bussola.

La differenza tra il centro della composizione e ciò che la circonda è che il primo risulta molto pulito ed essenziale, mentre i vari oggetti che fanno da corollario sembrano raggruppati senza alcun criterio e appartenenti a una dimensione di caos: il triangolo equilatero, nella Massoneria in effetti, è simbolo di perfezione e l’occhio al suo interno quello di Dio che tutto vede, tutto sa e tutto può. Inoltre, questa figura geometrica è associata nell’alchimia al simbolo del fuoco e del cuore (che infatti vediamo rappresentato sulla sinistra).
È interessante notare che dal globo divino si dipartono sei frecce, tre verso il basso e tre verso l’alto; il riferimento al numero 3 – ancora una volta la perfezione – è evidente ma oltre a questo è necessario pensare a Dio come Creatore del caos che domina le estremità della copertina, il mondo umano che a noi appare disordinato e senza senso perché non riusciamo a comprenderne tutti i misteri. Ancora, l’occhio nel triangolo è associato al Sole, opposto alla Luna che proprio come il suo antipodo irradia sei frecce verso il mondo elargendo l’amaro dono dell’oscurità.

Il Sole, armonia, proporzione e ordine da una parte; la Luna, squilibrio, caos e disordine dall’altra. L’immagine della condizione umana, che tenta con i suoi piccoli occhi (ve ne sono tre nascosti nella vegetazione), di tessere visioni musicali che lo elevino dalla sua caducità o, perlomeno, lo purifichino dalle incertezze di un mondo (apparentemente) aleatorio.
Nik Shovel