Anno d’uscita: 1924
Regia: Raoul Walsh
La grande avventura raggiunge il suo apogeo negli anni del muto con “Il Ladro di Bagdad”. Tanti sono gli ingredienti che hanno permesso a questa pellicola del 1924 di imporsi come caposaldo del cinema d’azione: il fascino atletico di Douglas Fairbanks, la sapiente regia dell’allievo prediletto di D.W. Griffith Raoul Walsh, la produzione faraonica dello stesso Fairbanks, che permette di creare a Hollywood una fantastica città mediorientale. A tutto ciò si aggiunge la locandina.

L’immagine che ammiriamo è quasi il fotogramma di una scena del film. Siamo verso la fine, quando l’eroe sta per raggiungere l’amata principessa da salvare. Oggi verrebbe bollata come “spoiler”, ma negli anni venti il compito delle locandine è di far innamorare il pubblico. Anche qui ci sono tutti gli ingredienti giusti. In sella a un bianco cavallo alato, il protagonista vola verso la città. È armato con una grossa sciabola, che tiene alta con la mano destra. Il suo sguardo fiero ci fa capire che sta per scontrarsi con i malvagi. Il prestante Fairbanks, antesignano di tanti “machi” del cinema, è l’eroe che ogni donna vorrebbe avere come proprio salvatore. Il nome della star, attore e produttore della pellicola, è scritto a caratteri arabeggianti in alto a sinistra. Nel 1924 Fairbanks è all’apice della carriera e il pubblico deve sapere che l’opera gira attorno a lui. Questa volta però il suo ruolo non è quello del cavaliere senza macchia. È un disonesto, è il Ladro di Bagdad. Saprà però riscattarsi e nell’immagine in locandina lo si può percepire. Solo dopo un lungo viaggio di redenzione il nostro eroe (o antieroe) è pronto per la battaglia finale, quella che lo vedrà ovviamente vincitore. Il cavallo alato, la fantasiosa Bagdad dipinta in basso a sinistra, l’altra città sulla destra, i due fasci di luce che rischiarano il magnifico volo e il mantello blu del protagonista, che quasi finisce per coprire il cielo, sono elementi fondamentali per caricare di enfasi il film.

Quel Medioriente che oggi è in primo piano per fatti di guerra e terrorismo, nel 1924 è ancora visto nella società statunitense ed europea come un posto magico, capace di far sognare con i suoi palazzi, le sue storie mitologiche e i suoi colori, dove il blu, come si vede in copertina, la fa da padrone. Sono passati quasi 100 anni, ma quel cavallo volante con in groppa Douglas Fairbanks riesce ancora a portarci nell’incantato mondo delle mille e una notte.
Leonardo Marzorati