Anno d’uscita: 1978
Sito web: http://www.rollingstones.com/
Volti. Innumerevoli volti si affacciano sulle copertine Rolling Stones, da “Exile On Main St.” a “Tattoo You”, dal 1972 al 1981. Senza sosta, senza lasciare i nostri occhi. Volti belli, brutti, strambi e deformati e mutevoli a nostro piacimento. A nostro piacimento nella misura in cui – su “Some Girls” (Rolling Stones Records, 1978) – girando lato della busta che contiene il vinile, e rinfilandola nella copertina, passiamo dai volti della band ad altri volti; quello che rimane sono le acconciature che adornano i fori da cui quei volti appaiono.

Non ho potuto non associare questo espediente grafico con il primo album di Prince Po, “The Slickness” (Lex Records, 2004). Altra epoca, altro genere e diversa la resa, certo, ma la possibilità di essere in qualche modo protagonista estetico mi provoca un certo piacere. Piacere e potere. Potere di essere artefice – anche se con scelte già preparate e limitate – di un aspetto grafico che potrebbe anche avvicinarsi meglio al mio stato emotivo. Mostro qui sotto il set principale di Prince Po con volto anche girato, per capire il meccanismo anche se poi si può adottare il suo volto col cappello di lana e altre pose. Oltre tutto, il retro di “The Slickness”  può essere ritagliato per farne un quadro da appendere o appoggiare ad un tavolo. Che poi è un espediente usato da un altro rapper di origini anglosassoni, King Gheedorah / MF Doom: in quel caso però si potevano ritagliare delle sagome a forma di carro armato, aereo ecc. da poter usare come “soldatini”, di quelli usati da noi piccoli.Ovviamente quello forse più famoso o a pari livello di fama, è “Led Zeppelin III” (Atlantic, 1970). Per chi se lo ricorda o ha avuto il piacere di averlo tra le mani, non può dimenticare la ruota colorata piena zeppa di volti (quelli della band) e simboli e immagini che andavano a collocarsi nei fori della copertina; anche qui a nostro piacere. Un lavoro colossale, realizzato in diversi mesi, dal grande e grande amico dei Led Zeppelin, Zacron. Ci sono anche band che hanno utilizzato il medesimo modus, se pur in maniera grossolana, ottenendo per lo più un risultato grottesco ma efficace. In particolare la band metal di Chicago, suggeritami da un amico, nota come Zoetrope. L’album “A Life of Crime” (Combat, 1987), mostra nella cover dei quadrati sovrapposti alle sbarre di una cella, intervallando i volti della band a personaggi della malavita locale; al centro, ovviamente, Al Capone.
Prima però di entrare nel vivo di “Some Girls” – che poi è la parte più nota dell’artwork – è curioso constatare che i volti degli Stones e delle altre personalità, inserite nei fori della copertina, divengono invero delle “bubble heads”. Questo termine sta ad indicare quei faccioni scontornati che aleggiano sulla copertina. Nel caso di “Some Girls” i volti sono in qualche modo “imprigionati” ma, in alcuni dischi (anche piuttosto famosi) questi fluttuano, parrebbe, privi di gravità. Sicuramente è il caso di Johnny Cash con il suo “Johnny Cash With His Hot and Blue Guitar!” (Sun, 1957). Anche gli Yardbirds in “Little Game” (Epic, 1967) non sono da meno ma, più di tutti c’è il chitarrista George Benson con “Benson Burner” (Columbia, 1976); come farà a star quieto quel viso in quella stanzetta? Sarà sospeso o appollaiato?La copertina di “Some Girls” è nata tra le mille polemiche, come di fatto la traccia principale ovvero “Miss You”. Tra i volti degli Stones si intervallano volti di personalità femminili molto noti, come ad esempio Farrah Fawcett, Lucille Bell e Marilyn Monroe. Tranne quest’ultima per ovvi motivi temporali ma rappresentata dagli eredi, intentarono una causa alla band londinese per non aver chiesto l’autorizzazione per pubblicare le immagini. Il lavoro grafico di Peter Corriston ha subito alcuni cambiamenti per le uscite successive, come la rimozione di alcuni volti o la sostituzione con disegni di vecchie riviste di acconciature.
Un disco che sente decisamente i vissuti di Mick Jagger a New York ed il periodo di gabole legali per le droghe di Keith Richards. Sicuramente la cattiva pubblicità (il metal insegna), porta sempre buoni riscontri di vendite. Anche se qui, forse, c’era poco bisogno.
Alberto Massaccesi