Anno di uscita: 2015
Regia: Takashi Miike
“Sii Folle!” Questa folle creatura del maestro Takashi Miike, narra ed esprime in questa locandina il cambiamento di una parte del Giappone, apparentemente in meglio, ma descrive la svendita dei valori iniziali che hanno portato a tale cambio di rotta. Questa complessa raffigurazione del manifesto è zeppa di dettagli contrastanti e al tempo stesso altamente geometrica in una struttura circolare. La figura predominante, è la scritta in giapponese colorata con una tinta simile al sangue, in effetti la la storia narrata parla di Yakuza, vampiri ed altre creature ispirate alla cultura nipponica accompagnati da altri bizzarri esseri, che danno vita ad un horror-action grottesco, un “yakuza movie” ed una commedia dell’assurdo.
Il protagonista Kageyama situato nel mezzo della composizione, è vestito con abiti neri ma eleganti, a petto nudo mostra il tatuaggio sulla schiena, mentre sembra girarsi indietro armato di katana. La posa indica una momentanea riflessione, volta al passato, (la direzione del suo sguardo) e la spada del Samurai è un richiamo ad un passato glorioso, del quale ne resta l’ombra, l’abito nero ne è emblema, come l’immagine della civiltà odierna stessa, ingessata, rigida come una divisa, ma il gesto semplice e potente dell’essere a petto nudo racconta una riapertura all’esterno. Una sorta di denudazione di se stessi, per tornare a conoscersi, mostrando la propria natura.
Il tatuaggio dietro la schiena, mostrato di profilo è un pipistrello che morde una fanciulla, simbolo del vampiro come iconografia classica ma anche di amore in questo caso, nel film infatti tutti vampirizzano tutti non distinguendo sesso, ruolo sociale, generando una comunione di individui che collaborano e (ri)tornano a capire cosa significa collaborare per un bene comune. La Yakuza in questione è lo scontro tra la vecchia concezione di mafia, organizzazione al servizio del popolo come comunità, non come una forza che opprime il popolo stesso per propri interessi, sottoposto ad una grossa crisi economica che sta destabilizza i valori delle persone. I palazzi convergono fatiscenti verso un ipotetico centro, interrotto simbolicamente da una figura guerriera che richiama i fasti e le glorie di un periodo ormai scomparso.
La figura di sfondo è un vulcano che sta esplodendo, lanciando in aria i suoi detriti infuocati, per poi farli ricadere al suolo, distruggendo la città o il quartiere in questione: una rappresentazione dell’inferno che molti vivono dentro, la forza di madre natura che riequilibra tutti i valori e diventa un fuoco purificatore sul quale ricostruire qualcosa di nuovo o riscoprire il vero senso del valore come individuo, ma anche un idea del vaso di Pandora (del quale avevamo discusso nella recensione di Gremlins).

Qui ritorna la circolarità della vita stessa e la possibilità di poter scegliere per dare un cambiamento concreto, attraverso le solite metafore filosofiche presenti nei film di Takashi Miike come Martin Heidegger, col suo essere per la morte, che ricorda il memento mori greco, Nietzsche con la volontà di potenza, l’eterno ritorno e “l’oltre uomo” (tutti concetti spiegati nelle recensioni di “Crows Zero” e “Crows Zero II”), e l’eroe Byroniano romantico, in quanto lui vive le sue passioni e si fa carico di scelte pesanti, non venendo ma riconosciuto (nei casi più estremi), diventando un antieroe.

Il “Sii Folle” iniziale, è una sorta di rivelazione anarchica, come l’idea che riporta al “bambino oltreuomo Nietzschiano”, unito al odore dell’arancia, simbolo di comunione ed amore cristico, che rompe gli schemi sociali ed etici imposti che isolano da tutto e da tutti.
Mirco “Nemo” Quartieri