-Introduzione a cura di Matteo Antonelli-
(Masked Dead Records: https://maskedeadrecords.bandcamp.com/)
“Voland 2”, il nuovo lavoro del duo bergamasco Voland (https://www.facebook.com/voland.band/), è un disco epico, tragico e grandioso, storicamente celebrante la Rivoluzione d’Ottobre Russa del 1917. Lo spirito dei nostri è del tutto autentico: la cultura costruttivista/suprematista si fonde ad un forte sentore storico divenendo arte musicale e visiva; ed è proprio accingendo da questo spirito genuino che decidiamo di aprirci a ciò che i Voland hanno da rievocare. Casa discografica: Xenoglossy Productions (https://xenoglossyproductions.bandcamp.com/).

-Intervista a cura di Sara “Shifter” Pellucchi-
Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers! Parlateci un po’ di come è nato il vostro progetto e di come avete conosciuto la Masked Dead Records (che ringrazio per averci passato il vostro contatto). 
Il progetto nasce nel 2007 come esperimento black metal di Haiwas e mio (Rimmon). La nostra musica si spostò quasi immediatamente su un’unione di elementi sinfonici, folk e metal estremo. Il primo contatto con la Masked Dead lo avemmo quando il primo EP era in giro già da qualche anno, loro sono costantemente in cerca di fonti di ispirazione meritevoli nell’underground italiano e ci accordammo per una prima pubblicazione curata da loro. Abbiamo avuto il piacere di proseguire con questa collaborazione anche per il nostro più recente secondo EP.

Quant’è importante secondo voi l’immagine per la musica?
Molto, posso aggiungere che a seconda dei punti di vista può essere una cosa positiva oppure negativa. Negativa, ad esempio, se penso ai tanti gruppi che hanno un’immagine curatissima, copertine da urlo, merchandising e costumi di scena accattivanti, ma in molti casi suonano musica inutile, poco originale e interessante. Purtroppo in questi casi “l’occhio vuole la sua parte” e può far apparire preziose cose che non lo sono. In un’altra interpretazione, credo sia sempre auspicabile che i musicisti si lascino ispirare dalle arti grafiche, le immagini possono accompagnarci durante la composizione e dare una visione dell’obiettivo finale desiderato. Ad esempio, ad oggi non riesco a pensare alla nostra canzone “Dubina” senza che mi baleni in mente lo scenario de “I battellieri del Volga di Repin, nella mia testa quel brano ha lo stesso “colore” della sabbia sul letto del fiume…Potete descriverci la copertina e raccontarci di come è stata elaborata l’immagine?
La copertina che abbiamo creato per il secondo EP Voland è una citazione esplicita di Lazar’ Markovič Lisickij, in arte El Lissitzky, maestro del suprematismo e costruttivismo russo, l’opera selezionata come base per la copertina altro non è che un estratto dal racconto grafico per figure geometriche intitolato “I Due Quadrati”.
Per quale motivo avete scelto proprio un artista russo e perché i vostri testi sono incentrati sulla rivoluzione russa?
Liricamente i Voland hanno scelto sin dall’inizio un percorso un po’ inusuale. Il progetto nacque in un periodo in cui ero molto influenzato dalla lingua e cultura russa, per cui si scelse di orientare i nostri testi su episodi chiave della storia russa. Nel caso del nostro ultimo EP lo completammo nel 2017, era l’anno del centenario della rivoluzione russa e abbiamo dedicato i testi del lavoro a questo evento epocale.

Lissitzky a proposito di quest’opera ha affermato quanto segue: “In questa favola dei due quadrati mi sono prefisso il compito di rappresentare un’idea elementare con mezzi elementari in modo che sia per i bambini uno stimolo al gioco attivo e per gli adulti uno spettacolo. La rappresentazione procede come un film. Le parole si muovono nei campi forza delle figure protagoniste: i quadrati. Conoscevate questa sua concezione?
Ero al corrente dell’intento pedagogico della collezione, diciamo che ciò che ci ha convinto a selezionarlo per la base della copertina è stato proprio lo spirito elementare dell’opera e l’essenzialità delle poche figure, la nostra è solo una citazione e non può certo rendere la stessa dinamicità del racconto grafico originale.

Vedendo il quadro come avete pensato di interpretare questa storia?
Parlando dell’intero racconto grafico, direi nella più classica delle interpretazioni: il quadrato rosso come rappresentante del nuovo ordine (socialista) in competizione col quadrato nero (il vecchio modello della società zarista), dopotutto il nostro obiettivo era portare in musica l’evento storico rivoluzionario e il contrasto tra le forze in campo.

Come avete scoperto l’opera di Lissitzky e perché avete voluto proprio questo quadro per rappresentare il vostro disco?
Stavamo cercando qualcosa che potesse richiamare a primo sguardo l’arte rivoluzionaria, per dare all’ascoltatore un ausilio grafico per immergersi nell’atmosfera e narrazione dell’EP. Questo ci ha portato subito a indagare il suprematismo e il costruttivismo, essendo stati questi stili impiegati in maniera massiccia nella produzione di materiale di propaganda sovietico, entrando così nell’immaginario popolare. Inizialmente avevo selezionato l’opera forse più famosa di Lissitzky, “Il Cuneo Rosso”, ma il periodo che richiama è più legato alla guerra civile (il cuneo dei rossi che va a trafiggere i bianchi) e per questo optammo per un’alternativa più neutrale. L’interno del booklet invece è fatto in calco alla copertina della raccolta “Die Kunstismen”, sempre di Lissitzky.Il suprematismo non dipende dalle bellezze estetiche e dagli stati d’animo, dipende dal tempo e dalla conoscenza. Vi sentite appartenenti a questa corrente artistica?
Facciamo già fatica a definire il genere musicale che facciamo, se andiamo ad aggiungere anche l’appartenenza alle correnti artistiche non ne usciamo più! No, però anche noi “dipendiamo dal tempo e dalla conoscenza”, nel senso che vogliamo raccontare la storia passata attraverso la musica e l’interpretazione degli episodi umani più significativi.

 Che cosa volete trasmettere attraverso questa immagine di copertina?
Principalmente l’aspetto essenziale di cui parlavamo prima, ci piacque da subito l’idea di adattare l’EP all’aspetto minimalista degli elementi, non presentando alcun titolo del lavoro ma lasciando campeggiare il “2” dell’opera originale, che per noi assumeva semplicemente il significato di “Voland 2”, il secondo EP, il ritorno in scena dopo tanti anni.
Il vostro colore preferito e perché
Qualcuno si aspetterebbe che dicessimo “rosso”, dato che sin da subito molti pensarono a Voland come un gruppo politico; invece no, siamo sempre stati ufficialmente apolitici e l’intento è come dicevo prima quello di una narrazione storica unita a interpretazione artistica. Rispondendo alla domanda… Nero, siam pur sempre dei cattivi metallari dediti al nero metallo della morte!

Quali sono secondo voi le copertine migliori finora disegnate di altri artisti? Avete in mente un artista preferito per le copertine con cui vi piacerebbe lavorare in futuro?
Ricordo che avevamo considerato, soprattutto per la nostra altra band, i Veratrum, di chiedere la collaborazione di Seth Siro Anton, il quale, oltre che cantante di fama internazionale con i Septicflesh, è anche artista grafico, realizza copertine notevoli per moltissimi gruppi importanti della scena metal oltre che per il proprio, anche per Moonspell, Belphegor eccetera.
I vostri artisti preferiti o fotografi
Tra i russi mi viene il mente il già citato Il’ja Repin, si trova completamente altrove rispetto ai suprematisti, Repin è arte figurativa pura legata soprattutto alla vita quotidiana della provincia russa, ha dato le basi per lo sviluppo della pittura realista sovietica, altro movimento che personalmente apprezzo molto.