Anno d’uscita: 1979
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Crass
L’anarchia nel Regno Unito non ha mai preso il sopravvento, ma alla fine degli anni settanta ha avuto il suo apogeo musicale grazie ai Crass, collettivo punk tutt’altro che organizzato a tavolino, come erano stati i loro cugini più celebri Sex Pistols. Il loro secondo disco è il capolavoro “Station of the Crass”, dove il collettivo dichiara di non essere spazzatura (trash) come i Clash. Insulti a Joe Strummer e soci; Sex Pistols considerati talmente venduti da essere ignorati totalmente: il verbo dei Crass finisce sulla copertina del loro disco. Mai copertina è stata tanto confusa, tanto anarchica come questa.

Su tre lati una banda nera con scritte in caratteri militari ci ricordano che l’album è autoprodotto e non va pagato più di 3 sterline. I Crass non urlano i loro attacchi a capitalismo, sessismo, razzismo e guerra per soldi. Lo fanno per incentivare le masse alla ribellione. Quello che colpisce di più è l’immagine centrale. A prima vista sembrano scritte insensate. In realtà sono una diapositiva dei tanti murales lasciati dal collettivo sui muri delle varie stazioni della metropolitana di Londra.

I ragazzi originari dell’Essex scrivono sui muri bianchi il loro credo, senza considerare chi valuta come degrado la loro azione. La loro anarchia non prevede regole, quindi i muri si pasticciano come meglio si crede. La foto in questione viene scattata su un muro della fermata di Bond Street della tube.
In alto c’è una grossa macchia di vernice o inchiostro. Il bianco e nero non ci permette di capirne il colore. Troviamo anche il nome della band, il simbolo dell’anarchia e la croce sbarrata, a farci capire il sentimento antireligioso presente in tante loro canzoni. La foto è appunto in bianco e nero: o si sta con loro o si è contro di loro. I Crass o li si ama o li odia. Loro non vogliono essere celebrati, come è stato per altri gruppi.
Sanno che una fetta dell’opinione pubblica li odia: sono i nemici contro cui scagliarsi con le loro canzoni e le loro penne. La copertina di “Station of the Crass” vuole omaggiare tutte le pareti insozzate dal credo del collettivo anarchico inglese di maggior influenza. A cavallo tra i ’70 e gli ’80 questi ragazzi hanno sconvolto la musica punk, trovandone l’essenza più pura. Quella che non ha regole, a partire da quella dell’immagine curata dalle case discografiche.
Leonardo Marzorati