Anno d’uscita: 2010
Regia: Aleksandr Sokurov
Alla fine la dannazione e l’ossessione non sono poi così distanti. È tutto lì, in quel triangolo. Dal primo fotogramma della pellicola, nei primi secondi di progressione, dopo un breve girovagare la telecamera si ferma su dei genitali maschili in putrefazione. Una dissolvenza incrociata che passa da quel pene a questa immagine. Un avvertimento, una sorta di ultimo avviso per evocare quello che di marcio in realtà si celerà dentro le situazioni di “Faust”.
Il regista Aleksandr Sokurov sviluppa l’ultimo film dedicato alla tetralogia del potere in cui smembra e seziona l’esistenza del dottor Faust, elaborando nella sua chiave di lettura la classica novella di Goethe. Gli spazi delle scenografie sono oscuri e trascinano lo spettatore in un infinito vagare nauseante. Come risucchiato da un buco nero, profondo come l’oscuro buco della vagina nel manifesto. Il Diavolo, che è nascosto dentro questo sesso femminile osserva e attende l’invocazione della sua vittima, studiando il contesto prima di fare la sua entrata trionfale.

Non abbiamo il classico Mefistofele rosso con la coda ma un orribile vecchio, informe e asessuato. È come se stesse spiando da dietro a una finestra, se stesse studiando l’altrove con lo sguardo beffardo. L’elemento che lo collega alla figura demoniaca è denotato dal paio di corna che si vedono accennate nelle pieghe inguinali dell’abbozzo di quella figura femminile.
La Demoiselle d’Avignon più ammiccante, la seconda da sinistra ripresa dall’opera di Pablo Picasso è qui sdraiata, su uno sfondo buio e privo di sfumature. La sua pelle anziché essere candida come nel famoso quadro in questa locandina è una pergamena usata, intrisa di schizzi che alterano l’omogeneità di un colore distante dal piacevole roseo della pelle di una giovane donna. Qui prevale un pallore malato e quasi cadaverico.
Un foglio consumato e vissuto, che ha perso il suo candore. Uno straccio preso dallo studio sporco e rancido del protagonista. Il patto con il demonio in cui Faust impegna la sua anima in cambio di un amplesso trasformerà la sua vita in un incubo senza fine, risucchiato dal suo stesso desiderio che fa capolino tra le cosce di questo disegno.

L’ossessione del possedere, della tentazione e della conoscenza qui si trasforma in un incubo perverso, che risucchia l’anima di Faust mutandolo in un oppresso ignavo. Questa è l’esca, questo corpo steso in questo disegno è diretto, attira lo sguardo, è una provocazione evidente di un premio che viene sventolato di fronte alla preda, che addomesticata da Satana intraprenderà una danza macabra interminabile, in luoghi lontani, solo dopo aver assaporato il proprio obiettivo tanto agognato.
Sara “Shifter” Pellucchi

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