Anno d’uscita: 2013
Regia: Guillaume Gallienne
Guillaume Gallienne
(grande attore della Comédie Franςaise, da anni in scena nei teatri di tutta la Francia) porta al cinema la sua pièce teatraleLes Garçons et Guillaume, à table!”, che diventa un film dal titolo italiano quanto mai profetico e almodovariano “Tutto Sua Madre”.

L’attore/autore, nonché regista, sceneggiatore e produttore, catarticamente racconta la sua storia, il suo percorso personale di ricerca dell’identità nonostante i condizionamenti imposti dalla famiglia, in un esilarante quanto toccante coming out al contrario, inconsueto e faticoso in cui il protagonista “racconta” la difficile accettazione della sua eterosessualità in una famiglia che lo ha sempre decretato omosessuale.

Il titolo originale (francese) ci trasferisce una informazione già molto importante: immaginiamo una mamma qualsiasi che ad ora di pranzo chiama i suoi tre figli maschi perché è pronto in tavola: “Les garçons et Guillaume, à table!”, ovvero “Ragazzi e Guillaume, a tavola!”. La signora Gallienne (madre di Guillaume) ha tre figli maschi, quindi perché distinguere fra “Les garçons” e “Guillaume” se non fosse perché Guillaume non rientra nella stessa categoria degli altri due ‘ragazzi’? Dunque, la signora Gallienne “sapeva” da sempre, che il suo terzo figlio era gay e Guillaume è cresciuto così, alla luce di quella chiamata a tavola nella quale egli non legge una discriminazione ma una preferenza, una speciale sintonia che lo induce a imitare il modello materno, ad avvicinarglisi il più possibile, imitando la madre in ogni sua sfumatura, in ogni sua caratteristica fino a diventare egli stesso la figlia femmina che la madre ha sempre desiderato.
Guardiamo per un attimo bene la locandina. Su di essa, i due protagonisti sono vicini: Guillaume e sua madre. Guillaume ci appare un ragazzo delicato, dall’animo sensibile, totalmente antisportivo, fragile e lezioso. É seduto ai piedi di sua madre, a terra, vicino a lei, quasi all’ombra di lei. Lei ci appare come una donna sofisticata e glaciale di forte tempra e autorità, elegante, altezzosa, ma è molto di più: è possessiva, ingombrante, talmente preoccupata e impaurita che Guillaume possa amare e idealizzare altre donne da minare e scardinare tutto l’equilibrio di suo figlio.

L’atmosfera intorno ai due protagonisti è calda, serena. Non molto diversa dalle atmosfere delle famiglie “bene” dell’alta borghesia parigina. La classica famiglia con padre e fratelli rudi e virili e madre autoritaria. L’unica eccezione al quadro familiare è Guillaume e la sua naturale inclinazione alle “delicatezze” e ai gusti del mondo femminile. Ai modelli maschili che ha in famiglia, preferisce figure femminili eleganti e solide proprio come sua madre, o la Principessa Sissi e l’Arciduchessa Sofia di Baviera; donne che Guillaume adora immaginare e inscenare nella solitudine della sua stanza.

Il divano su cui siede la madre somiglia molto a quelli che si trovano negli studi degli psicologi, su cui vengono fatti sdraiare i pazienti. Anche la madre di Guillaume ha lo sguardo indagatore e scruta chi sta osservando il manifesto con un occhio calcolatore. Guillaume invece seduto per terra ricorda molto i bambini piccoli che spesso siedono a gambe incrociate, in attesa che si racconti loro una storia. Guillaume sorride, ingenuo e spontaneo è in effetti trattato un po’ come se fosse un eterno fanciullo, per questo la posa è molto significativa, per entrambi i personaggi.

I due volti sulla locandina si somigliano notevolmente. Tanto, troppo. Perché l’attore, nonché regista, sceneggiatore e produttore, sia in teatro che al cinema, ha vestito letteralmente anche i panni di quella donna che gli ha cambiato e segnato la vita per sempre (sua madre), interpretando con un impressionante talento mimetico, le parti di sua madre e di se stesso adolescente. E proprio in questa duplice incarnazione, o meglio nel legame tra i due personaggi, è da rintracciare la chiave di lettura di “Tutto Sua Madre”.

Non solo il titolo ricorda Almodóvar, anche la dissertazione sulle stranezze e le nevrosi dell’uomo di oggi. Ma soprattutto Il film è una grande dichiarazione d’amore alle donne, da parte di un uomo che proprio per il suo voler essere come loro, da loro si è lasciato sedurre, affascinare, ne ha esplorato tutte le sfumature. E in particolare è una dichiarazione d’amore incondizionata alla madre, sublimazione di tutto il genere femminile: “…è grazie a lei che ho imparato ad amare le donne, che ho imparato il portamento, l’eleganza, lo humour…”. Grazie a lei ha imparato a capire le donne, ad amarle, e quindi ha potuto innamorarsi della donna che finalmente lo libera dalla crisi d’identità che lo ha accompagnato dalla nascita.
La traduzione del titolo in italiano ci svelava tutto dall’inizio: Guillaume è tutto sua madre, è identico a lei in tutto e per tutto, per questo motivo la famiglia lo ha sempre considerato effeminato e omosessuale. Un’omosessualità data dunque per certa e mai discussa, ma anzi riaffermata attraverso le varie esperienze di vita del ragazzo: in Spagna (dove apprenderà ogni segreto del ballo della Sevilla – ma la parte ballata dalla donna), in un collegio parigino per soli uomini (luogo di traumatiche esperienze di bullismo), e infine in un collegio inglese, più liberale (dove vivrà l’amore platonico verso un suo compagno dai modi – a suo vedere – incredibilmente garbati).

Guillaume lotta per trovare la chiave di volta della sua identità e collocarsi nel mondo La risoluzione del difficile percorso di conoscenza di sé sarà affidata a una semplice apertura all’esperienza: tra maldestri tentativi di approccio omosex, amori gay non corrisposti e umiliazioni omofobe, E Guillaume sempre più disorientato tra i lettini dei vari analisti e quando la sua natura emerge, il disorientamento è grande. Prima la sua ostinazione nel voler essere una donna, poi i maldestri tentativi di diventare l’omosessuale che non è, ma che tutti hanno deciso che sia; poi non potendo essere neanche quello, arriva a rinfacciarsi di essere “talmente gay da essere diventato lesbica”! Fino alla scoperta di una verità inimmaginabile. La più dura delle verità per la madre di Guillaume: c’è un’altra donna nella vita del figlio! Che fa rima con l’amore e soprattutto con l’eterosessualità. L’orientamento sessuale – qualunque esso sia – diviene finalmente scelta consapevole e naturale solo nel reale, liberandosi da convenzioni e convinzioni.
Woody Allen avrebbe saputo certamente cosa dire a Guillaume visto che egli stesso nell’ “Edipo Relitto” (1989) è un maturo mammone oppresso da una genitrice, che pretende di scegliergli anche la moglie! Ebbene, Woody Allen avrebbe detto esattamente questo: «Qualunque amore riusciate a dare o avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia… basta che funzioni». (Frase tratta dal film “Basta che Funzioni”).
Sara Riccio

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: