Anno d’uscita: 1975
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Young
Un cavallo pazzo non può essere cavalcato ma può portarti in luoghi lontani e fantastici. La collaborazione di Neil Young con il gruppo Crazy Horse è fortemente dichiarata nella copertina di “Zuma”, disco uscito ben quarantatrè anni fa, successivo agli album sul concept della trilogia sulle perdite, sui dolori e le tristi verità della vita: “Time Fades Away (’73)”, “On the Beach (’74)”, “Tonight’s the Night (’75)”.

Zuma sembra una lontana città, la si legge in questa copertina sotto il nome dell’artista, e precisamente si rifà al nome della spiaggia situata a pochi passi dalla casa del cantante. Sembra una terra lontana di arrivo dopo un susseguirsi di situazioni sofferte. Il titolo deriva anche dal nome di Montezuma: l’imperatore azteco che si trovò a fronteggiare la spietata invasione dei conquistadores spagnoli. E qui un po’ di dolore si sente ancora e vive sia nelle tracce come nell’artwork del disco.

Si parla di civiltà distrutte come quella degli Aztechi; la loro libertà violata. La denuncia di ciò oltre che a essere nelle canzoni (“Cortez the Killer” e “Don’t Cry No Tears”), è in questo disegno semplice, delimitato solamente da tratti neri che costruiscono personaggi e paesaggi. Uno schizzo a penna fatto in appena dieci minuti da parte di James Mazzeo e fu pagato ben 2.000 dollari. Al di là della tecnica molto cheap, la copertina è diventata l’emblema di un capolavoro della musica. La sua semplicità stereotipata si è dimostrata un mezzo efficace per il messaggio che vuole trasmettere. I colori sono da immaginare da chi osserva, ridare colore a una cosa che ha perso il suo colorito vivace è come dare la vita a una cosa inanimata.

Il desiderio di andare lontano è palpabile, il desiderio di volare via è simboleggiato dall’aquila che porta la donna dentro i suoi artigli ammorbiditi verso nuovi orizzonti per ricominciare. Il vittorioso superamento dei conflitti fa evincere questo rapace nel suo psicologico significato. La femminilità di questa donna nuda con un seno evidente è l’auspicio di fertilità per poter di nuovo osannare la vita che può nuovamente sconfiggere le perdite ricevute. Si sorvolano montagne, prati altissimi, terre aride desertiche e oltre la piramide si arriverà alla riva della spiaggia citata da Neil Young, sperando che le navi spagnole che (si vedono le croci della cristianità) si vedono in lontananza se ne tornino da dove sono venute verso il tramonto, venendo inghiottite durante la notte.

La piramide rimane eretta, la tomba (non cristiana) di chi non esiste più fa persistere il ricordo di chi è perito sotto le ingiustizie ma è anche icona di cambiamento positivo e punto di incontro di due mondi: quello funerario legato al mondo dei morti e della vita. Il distacco, altro tema trattato nel full-lenght dal mondo terreno a quello spirituale lo si osserva nel senso fisico del volo, come un viaggio sciamanico per poter nuovamente rinascere.

Ma prima della rassegnazione a dover ricostruire ciò che non c’è più, un’ultima parola è disegnata sullo sfondo. Il dito medio del cactus che non dimentica quello che è accaduto e si scaglia con la ribellione provocante del rock.
Sara “Shifter” Pellucchi