Anno d’uscita: 1990
Regia: 
Tim Burton
Edward Mani di Forbice”
è un film realizzato nel 1990, dal grandissimo Tim Burton, il quale scelse come protagonista Johnny Depp: suo grande amico nella vita reale e personaggio principale nella maggior parte delle sue pellicole. L’idea è partita da alcuni bozzetti disegnati da Burton stesso durante il periodo del liceo; è una favola drammatica dove è sottolineata una visione esagerata e stereotipata di ciò che è il sobborgo americano e la tipica famiglia americana.

Il concetto del lungometraggio, così come molti altri temi inseriti al suo interno, possono essere paragonati ad un mix del romanzo gotico inglese “Frankenstein” di Mary Shelley e alla storia francese de “La Bella e la Bestia”. Importante per Tim Burton fu la presenza tra gli attori di Vincent Price, di cui il regista è sempre stato un grande fan (fu infatti scritto in suo onore il cortometraggio “Vincent”, nel 1982).

L’aspetto di Edward, soprattutto capelli e trucco, è ispirato a Robert Smith, frontman e leader del gruppo The Cure, al quale Tim Burton chiese perfino di scrivere la colonna sonora, ma il cantante in quel periodo era purtroppo occupato con la registrazione di “Disintegration” e quindi non aveva molto tempo a sua disposizione. Ecco che quindi le musiche del film furono affidate a Danny Elfman, compositore, cantante ed attore statunitense, già autore di numerose colonne sonore di film.
Edward Mani di Forbice” ha la capacità di andare oltre le apparenze e i pregiudizi degli altri, aprendo gli occhi ed il cuore si può infatti scoprire che tutto e tutti possono custodire preziosi monili. Ogni volta che lo si riguarda è una fiaba inaspettata, un piccolo ma grande insegnamento di amicizia ed amore. Una sorta di Pinocchio moderno: un anziano scienziato l’ha creato, desiderando ardentemente un figlio, ma muore prima di poterlo trasformare in un ragazzo vero.

La locandina rappresenta in primo piano il viso di Edward che entra dal lato sinistro, un viso triste, malinconico, quasi assente, che si rispecchia nelle sue strani e lucenti mani create con delle enormi forbici. Sarà proprio grazie a questa sua particolarità che riuscirà a creare giardini fantastici, dando forme magiche ad alberi e siepi, oltre che creare pettinature strampalate agli abitanti della città e farsi un sacco di tagli in faccia inconsapevolemente.

Il suo handicap, quindi, può apparire una limitazione, ma a guardare più profondamente può risultare come una risorsa. Nel poster vengono quindi illustrate sia queste sculture che lui stesso crea, sia il castello in cui Edward viene trovato. La scena in cui nevica è la più famosa del film, dove Kim Boggs (interpretata da una giovanissima Winona Rider) sorride ed è felice. La neve, è simbolo di qualcosa di puro che copre  le cattiverie e le malelingue, portando un po’ di gioia nei cuori.
La neve è considerata anche come energia, uno stato intermediario tra l’acqua ed il ghiaccio; una trasformazione quindi, che avviene propria nella vita stessa di Edward, ma non è solo un cambiamento che riguarda lui, ma comprende tutte le persone che lo circondano. I fiocchi cadono soffici e silenziosi, ricordandoci che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la dolcezza, capaci di coprire le impurità della vita, ricordandoci la nostra purezza, e dà al paesaggio un aspetto incantevole.

Ricordiamo che un poeta di nome Saba scrisse una poesia dedicata alla neve, intitolata “Fior di neve”:
Dal cielo tutti gli angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.

Come in una favola, la neve è quindi il prodotto delle ali ormai stanche degli angeli, perché solo pensando a figure eteree è immaginabile una tale magia. Non solo la letteratura, ma anche la pittura ci dona paesaggi innevati come se facessero parte di un sogno. “Il Paesaggio invernale”, dipinto del 1888, di Ivan Konstantinovič Ajvazovskij è una passeggiata nel tempo senza fine, in uno straordinario gioco di luci e ombre, realizzato attraverso un crescendo di tonalità di blu. E, proprio come in questo dipinto, il blu la fa infatti da padrone anche nella locandina, come nelle scene iniziali del film, creando così una magia unica.

Il colore blu è il simbolo della calma e dell’equilibrio, ricorda il cielo, la notte e le vaste distese d’acqua. Una locandina quindi studiata non solo per presentare il film, ma anche per donare gioia e tranquillità a chi la guarda, cercando di spiegare il significato più profondo di questo cult movie.
Antonella “Aeglos” Astori

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: