Anno d’uscita: 1994
Sito web:
http://www.litfiba.net/
“Spirito”
è settimo album in studio dei Litfiba, pubblicato a novembre nel 1994 dalla EMI italiana e prodotto da Rick Parashar (diventato noto per avere lavorato a “Ten” dei Pearl Jam). La raccolta di inediti è il terzo capitolo della cosiddetta “tetralogia degli elementi”, iniziata nel 1990 con l’uscita di “El Diablo”, proseguita con “Terremoto” e che comprenderà anche il successivo “Mondi Sommersi”. Questo disco ha un suono molto meno aggressivo rispetto ai precedenti due dischi (basti vedere il cantante nell’artwork che non ha più quel pizzetto satanico e ali sulla schiena) e si approccia ad un rock meno serio, meno tetro, aggiungendo stili etnici.

Il full-lenght, che all’inizio doveva intitolarsi “Serpente d’Asfalto”, è chiaramente dedicato all’aria e nella copertina vediamo lo stesso Piero Pelù in uno scatto che lo ritrae seminudo, vestito di soli pantaloni. La fotografia è giocata con una singolare posizione ed è particolare lo studio di come è stata fatta; l’idea di appoggiarsi ad un vetro per dare quel gioco di “schiacciato” è stata a dir poco geniale ed i capelli del cantante se ne vanno in piena libertà verso l’alto. Gli specchi, o comunque ogni tipo di vetro, costituiscono un modo rapido e semplice per aggiungere una dimensione diversa ai propri ritratti ed è proprio per questo motivo che il fotografo ha deciso di utilizzare questo oggetto.

L’artista in questione è Alex Majoli, fotoreporter italiano, autore anche di un reportage fotografico effettuato durante il Terremoto TourFabio Galavotti è invece il graphic designer, che tiene a precisare che l’artwork è suo, ma che l’idea è arrivata da Pelù stesso. Anche Ghigo Renzulli è stato immortalato allo stesso modo di Piero, conservando un abbigliamento più formale. Nel booklet invece sono ritratti insieme.
L10Solo un vetro sottile ci separa da lui ma la diversità nell’approccio del suo stile di vita fa risaltare la sua lontananza con i canoni limitati del nostro mondo. L’aria come limite separatore è un confine invisibile in senso fisico ma a livello psicologico più essere abissale. È una sorta di alterazione della percezione, la scenografia candida denota una grande atmosfera che circonda il soggetto. L’aria si può sfiorare con le proprie mani e con i propri piedi ma i propri pensieri sono in un’altra dimensione.

La società del giorno d’oggi ci impone un’interpretazione alquanto ristretta di quello che vuol dire essere uno “spirito libero”; ma, invece di cadere nella trappola e modellarsi sulla base di un ruolo predefinito dalla società, bisogna vivere la propria vita come meglio si crede. Se questo significa indossare solo un paio di pantaloni e girare a petto nudo come fa Piero Pelù, allora vuol dire che per lui va benissimo così e nulla conta più. Essere uno spirito significadire lasciarsi andare qualsiasi cosa ti stia frenando, vivere il momento, rispettando sempre e comunque la libertà altrui.

La libertà da ogni certezza è illusoria, certo, ma è ciò che più esprime al meglio l’aria, aria intesa come evasione, il poter respirare senza essere sopraffatti dalle dure regole da seguire giorno per giorno. Una copertina quindi originale se si pensa al suo profondo significato, una foto per niente banale.

Finisco con un pezzo di testo tratto dalla canzone “Animale di Zona” contenuta dell’album, che secondo me più racchiude questa immagine di artwork:
“E passa il silenzio il mezzo a noi
Son l’animale che parla da solo col vento
Segno il mio confine
Questo è il mio limite di animale di zona”.
Antonella “Aeglos” Astori