Anno d’uscita: 1990
Sito web: http://www.litfiba.net/sito/
I Litfiba sono un gruppo musicale italiano formatosi a Firenze nell’autunno del 1980. La nascita della band si deve a Federico Renzulli detto “Ghigo” e Gianni Maroccolo che incontreranno altri tre ragazzi. Il cantante Piero Pelù diventa subito un’icona, merito soprattutto della sua prestanza fisica e dalla sua particolare timbrica vocale. Negli anni ottanta il loro sound assume uno stile new wave mentre, successivamente, negli anni novanta, la band si proporrà prima con un grintoso e selvaggio rock con cadenze quasi latine, successivamente con un più facile pop rock.

L’album “El Diablo” è datato 1990 ed è quello che consacrerà la band come una delle più influenti formazioni rock italiane. Il disco sarà il primo, seguito dai successivi “Terremoto”, “Spirito” e “Mondi Sommersi” basati sul concept della Tetralogia degli elementi. Ciascun lavoro è associato musicalmente e stilisticamente a un elemento naturale della dottrina alchemica: il fuoco (“El Diablo”), la terra (“Terremoto”), l’aria (“Spirito”) e l’acqua (“Mondi Sommersi”).

“El Diablo”
composto da sonorità dirette, lontane da quelle più di nicchia degli anni precedenti ha una copertina che lascia poco all’immaginazione, è costituita da un bel sedere di una modella svedese in primo piano, su cui è impresso un tatuaggio (aggiunto successivamente durante le lavorazioni grafiche). Il disegno riprende i più conosciuti simbolismi della iconografia demoniaca come il serpente, le corna e il tridente. Sotto di essi si vedono due volti, con le orecchie a punta, che riprendono i profili di Pelù (a sinistra) e Renzulli (a destra) in chiave “infernale”.  Il disegno riprende in caricatura la fotografia in bianco e nero nella quarta di copertina, la più celebre del duo di Firenze. Una provocazione se così si può definire contraria allo stemma vaticano, che rappresenta la chiesa cattolica, su uno sfondo bianco e puro. Casualità o no, sarà lo stesso Piero Pelù che durante l’esibizione della titletrack dal vivo sventolerà proprio la bandiera vaticana. “Il paradiso è un’astuta bugia…”.
Il serpente è il doppio simbolo dell’anima e della libido, richiama la lussuria, può  infilarsi in tutte le fessure ed è posto in antitesi verso l’umano perché non possiede né braccia né gambe. Simboleggia sempre per la sua forma fallica la manifestazione rinnovata della vita. Quando si sveglia, il serpente sibila e si tende, collegato al chakra. Nel libro della Genesi, sarà il tentatore che farà mangiare il frutto a Eva. Nell’immagine c’è un cobra, uno dei serpenti più velenosi del mondo. La sua bocca spalancata sembra voler comunicare un avvertimento per le sonorità del disco che si andranno ad ascoltare, una sorte di “parental advisory”. Il corno o le corna sono il simbolo della potenza virile, dell’elevazione. Il tridente in mano a Satana, spinge i peccatori verso il fuoco o verso un seduttore per venire poi puniti. Le sue tre punte rappresentano le tre pulsioni: sessualità, nutrizione e spiritualità, ed entra in azione una volta che i desideri vengono troppo esaltati.
Lo stesso simbolo sarà il predecessore dello stemma dei Litfiba rappresentato da un cuore con le corna: il «cornucuore», realizzato da Pelù con il grafico Fabio Galavotti.
Tutto quello che quindi vediamo è un’ampia introduzione verso le canzoni che si ascolteranno nel disco: l’album ha come filo conduttore l’ironizzazione verso il presunto satanismo nel rock ed è composto da tracce di ribellione e atte a denunciare la libertà di pensiero.
Sara “Shifter” Pellucchi