Anno d’uscita: 2018
Sito web: https://www.facebook.com/pg/GiuliaGrisettiMusic
A maggio 2018 esce, sotto l’etichetta discografica bolognese San Luca Sound, il primo LP di Giulia Grisetti, “The Ordinary Way Of Stealing Samples”, una raccolta di dieci brani inediti in lingua inglese e due cover rivisitate. Giulia è autrice ed interprete dei brani contenuti nell’album e ne coproduce la musica insieme al noto pianista e arrangiatore Renato Droghetti. Il disco ha avuto il grande piacere di ospitare le chitarre di Pietro Posani in numerose tracce. Il titolo dell’album, con ironia, lancia una provocazione nei confronti di alcuni aspetti della società odierna, tra i quali, la mancanza di autenticità, la massificazione che addormenta le menti e la tendenza all’omologazione. È un invito all’introspezione, alla conoscenza e al rispetto di sé stessi.

“The Ordinary Way Of Stealing Samples” è un disco sperimentale, che affonda le sue radici nel pop, per poi esplorare vari generi musicali e dare voce a chitarre, sitar, archi, basso, batteria, percussioni, pianoforte, tastiere e strumenti elettronici. Si tratta di un album pieno di contrasti e di intrecci musicali, che mescola il pop all’elettronica, venature indie e alternative rock a influenze funky, mood orientali a sfumature dance. Il tutto, arricchito da qualche richiamo all’industrial, volées sinfoniche, pennellate dark wave, una spolverata grunge e un tocco di psichedelia pop. La voce è, a tratti energica ed esplosiva, talvolta metallica e dark, sovente dolce e melodica. L’insieme si fonde con un’antifonia di cori, suoni a ripetizione ciclica e loop velatamente ipnotici, in un alternarsi di ritmi incalzanti, melodie andanti o moderate e ballads malinconiche.

La foto di copertina dell’album ritrae l’artista mentre si specchia e, al contempo, immortala la sua immagine riflessa in uno specchio dalla forma ovale irregolare. Giulia scorge nello specchio l’immagine riflessa di se stessa, la quale presenta una prospettiva diversa del suo volto, cattura uno sguardo differente, un’altra lei. E così, ne scorge le diversità rispetto alla propria percezione di sé. I colori dominanti all’interno della foto sono il rosso e il nero.
Il rosso simboleggia l’amore, le emozioni, la vivacità, la vita, il sentimento, la passione. Ed anche il fuoco, l’azione, l’energia e la luce. Il colore rosso però, ha anche una valenza negativa, simboleggiando l’ira, l’aggressività e il sangue sparso in battaglia.
Il nero rappresenta la tendenza a non voler aderire alle regole comuni e, pertanto, a muoversi alla ricerca della propria strada. Indica la volontà di andare contro la massa e il non voler seguire le linee guida dettate dalla società, al fine di percorrere la strada della propria volontà. Il nero è anche il colore del buio, della morte, del vuoto, del caos e delle origini. Nella tradizione simbolica, così come nella copertina dell’album, l’idea delle tenebre non ha un significato negativo, perché corrisponde al caos primigenio dal quale può nascere ogni cosa, associato all’invisibile e all’inconoscibile, quindi anche alla divinità creatrice originale, o alla scintilla iniziale da cui tutto si è palesato. Infine, il nero, in quanto colore di Saturno (Dio dello scorrere del tempo) è associato alla consapevolezza che morte e rinascita siano fasi transitorie di una più ampia continuità. Questi due colori richiamano i temi trattati nella raccolta di inediti e sono i colori predominanti attribuibili a tutti i brani.

La scelta dello specchio nell’immagine di copertina è simbolica, si collega al titolo ed a tutti i brani del disco. Lo specchio ha suscitato nei secoli una grande quantità di leggende sulle sue presunte qualità. Simbolo di riflessione fisica e spirituale, fa la sua comparsa tra gli dei egizi, che guardando gli specchi, erano in grado di vedere le conseguenze degli eventi, in un eterno processo di autovalutazione. Nonostante l’uomo sia uno tra i pochi esseri viventi capaci di riconoscere la propria immagine in uno specchio, il riflesso pone comunque il soggetto davanti a un altro sé stesso e dunque, lo specchiarsi diviene l’occasione per riconoscersi, scorgere un dettaglio inatteso, persino disconoscersi. Ciò vale tanto per l’individuo quanto per la società. Vi è la credenza che l’immagine riflessa riveli e contenga l’anima della persona. Oltre ad essere un simbolo dell’inganno, della fugacità e della vanità, lo specchio rappresenta anche il loro contrario: verità, eternità, realtà.

Da una parte, questo oggetto è un monito verso ciò che è fasullo ed invita a vedere il mondo e se stessi per ciò che sono. Dall’altra, è in grado di mostrare i lati nascosti del mondo, ciò che esso nasconde alle sue spalle. Questa visione dello specchio come fonte di verità è collegata anche alla trasparenza e limpidezza del vetro e del cristallo di cui esso è fatto. Ma per far si che uno specchio funzioni correttamente serve la luce. Simbolicamente la Luce rappresenta l’illuminazione, la consapevolezza e la saggezza. Dunque, se ne deduce come l’introspezione sia un esercizio sterile se non si affronta con mente illuminata.
Il full-lenght invita a compiere un’attenta analisi di ciò che accade dentro di noi ed attorno a noi, esorta poi ad intraprendere un percorso introspettivo di ricerca e di conoscenza di se stessi, dalla cui scoperta deriva il rispetto di sé e degli altri, la consapevolezza di ciò che fa per noi e di quello che invece è lontano dal nostro modo di essere e di sentire, la conoscenza dei nostri obiettivi e della nostra volontà nel raggiungerli. Incoraggia a percorrere la propria strada con correttezza, umiltà, senso del sacrificio, amorevolezza verso se stessi e verso il prossimo, in armonia con ciò che ci circonda.
Giulia Grisetti