Casa editrice: Sensoinverso Edizioni
Sito web: http://www.edizionisensoinverso.it/Catalogo_Romagna_Scrive_La_santa_allegrezza.htm
La copertina è la raffigurazione di un dipinto dell’autrice manipolata con un programma al computer. Il volto femminile con gli occhi e il sorriso enorme stanno a significare la serenità o la santa allegrezza raggiunta, attraverso, come indica l’indice rivolto verso l’alto, di leonardesca memoria, l’armonia tra l’alto e il basso, ovvero tra lo spirito e la carne. I papaveri e il grano stanno a significare la maturità acquisita e il capire che non vi è contraddizione fra ragione (il grano) e sentimento (i papaveri rossi, come la passione amorosa e altrettanto fragili). L’eterno contrasto tra buon senso e passione si può risolvere. “La santa allegrezza” prende il titolo da un canto popolare natalizio molfettese che descrive con gioia sia la Nascita che il Calvario di Gesù, significando di prendere gli eventi della vita con maggior leggerezza… sia le cose belle che le brutte non durano.

“La santa allegrezza” è un romanzo che mescola inquietudine, speranza, ricerca, meditazione e amore, proiettandoci nella vita di Francesca, blogger, giornalista e sceneggiatrice alle prese con gli ostacoli di un’esistenza che non riuscirà a domarla. La prima parte del testo riporta il racconto di un internamento coatto in un istituto psichiatrico: volendo, sarebbe legata alla chiusura del romanzo precedente dell’autrice, ma tutto sommato questo dettaglio non è così rilevante. Nel raccontare la degenza, il testo diviene dal punto di vista narrativo molto interessante: non sappiamo infatti -di quello che leggiamo- cosa sia realtà, cosa ricordo, cosa sia vero, cosa falsato dallo shock emotivo e dall’assunzione coatta dei farmaci. Qui il tutto è governato da una profonda insensatezza: è praticamente impossibile distinguere i “carcerati” dai “carcerieri”: entrambe le categorie agiscono al di fuori di ogni logica, succubi dei ruoli loro assegnati. Inoltre, il racconto incalzante, nervoso, quasi metonimico riesce a trasmettere in modo molto incisivo questa atmosfera nebulosa da brutto sogno. È possibile riappropriarsi della propria vita dopo un evento traumatico di tale portata? È possibile ricominciare a ricostruirsi, dopo essere stati quasi annientati da un meccanismo perverso? La risposta dell’autrice è affermativa, ma si tratta di un “si” in tono minore, quasi dimesso. Si tratta di riavviare una resurrezione domestica. La molla che fa scattare questo meccanismo -nel caso specifico della protagonista- è il riprendere in mano un vecchio ciclo di videolezioni sulla storia dell’arte del critico Kenneth Clark “frequentate” alcuni anni prima. A questo punto il testo vira improvvisamente e diviene una sorta di saggio che -tenendo come scaletta il lavoro del docente inglese- ci parla di pittura, letteratura, e architettura. Ora, chi conosce l’autrice già saprà cosa aspettarsi da questa parte del libro: una costante compenetrazione tra dato storico, aneddotica, interpretazioni illustri e letture personali della materia esaminata. “La santa allegrezza” ha ricevuto il Diploma di merito al Premio nazionale Albero Andronico XI Edizione.
Paola Tassinari