Anno d’uscita: 1968
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Lelio_Luttazzi
“Era una notte buia e tempestosa…” No beh non esattamente, in realtà era una domenica pomeriggio comunque tempestosa e mi sono messa a curiosare nei vecchi mobili della taverna del mio compianto zio, per trovare “nientepopòdimeno” che! Un vero tesoro musicale. Cimeli di 45 giri dei più memorabili cantautori degli anni ’60. Una vera e propria collezione perfettamente ordinata e conservata, tanto da non dimostrare tutti quegli anni di rotazioni sul giradischi. Ebbene, al di là dei prestigiosi nomi che figuravano sugli album, come Adriano Celentano ed Ennio Morricone per citarne solo un paio, la cosa che più ha attirato la mia attenzione sono state le copertine: assolutamente iconiche e artistiche, tanto da voler dedicare loro alcuni articoli su Art Over Covers.

Iniziamo oggi con l’artwork di Lelio Luttazzi, del disco “El Can de Trieste”.

La fotografia è davvero simpatica, ritrae il cantante allora 45enne a fianco di un simpatico cagnetto, che guarda assieme a Lelio nell’obiettivo della macchina fotografica. Il tavolo il legno si mimetizza con lo sfondo terra di Siena del muro, (probabilmente quello di un’osteria) e l’immancabile fiasco occupa la parte destra della fotografia. Il nostro Lelio ha in mano un bicchiere di vino bianco che sta avvicinando alla bocca del peloso quattrozampe, come se fosse un suo amico di vecchia data e compagno di bevute nei pomeriggi passati tra briscole e tiri a bocce.

Il cagnolino (un pastore spinone) siede proprio sul posto a tavola e Luttazzi gli mette una mano sulla spalla, come se fosse in posa apposita per la foto ricordo. La semplicità e la spensieratezza che si legge nel sorriso del cantante è un chiaro riferimento all’ironia e all’allegrezza innata nel suo animo. La copertina del 45 giri rispecchia proprio il testo della canzone che racconta di un cane che si mostra affettuoso solamente se messo davanti a un bel bottiglione di vino. Il peloso, come Lelio Luttazzi è proprio di Trieste e come ogni triestino che si rispetti è un bevitore da competizione. Quindi da “triestino triste” (che riprende l’assonanza della parola Trieste), i postumi della bevuta sono tante leccate al suo caro padrone che, bevitore come lui, diventa particolarmente appetitoso per l’odore del vino!

Lelio vanterà una lunga e radiosa carriera come cantante, attore, musicista, direttore d’orchestra, regista, scrittore e conduttore televisivo. La sua spiccata simpatia e positività saranno il suo punto di forza per l’apprezzamento del suo pubblico fino a un giorno di giugno del 1970, quando sarà vittima di un clamoroso errore giudiziario per l’accusa di possesso di droga assieme al suo collega Walter Chiari.

Ma al di là della storia che poco ci insegna, il ricordo più affettuoso lo si ha con questa bella copertina che con nostalgia guarda agli anni ’60 meravigliosi ed indimenticabili per la musica italiana.
Sara “Shifter” Pellucchi