Anno d’uscita: 2016
Sito web: https://www.facebook.com/spellsofmisery/
“Ensomhet” è il titolo del primo Ep degli Spells Of Misery, Black Metal band formatasi nel recente 2016. Il nome del disco che è in lingua norvegese si collega a una terra immaginaria, lontana, nella cui ambientazione si materializzano le vicende narrate nelle tracks del disco. Il mondo esterno chiamato Ensomhet ormai in rovina è dominato da un Signore oscuro di cui volutamente non viene svelata nè la natura nè la sua essenza. A prevalere e ad impedire ai temi fantasy di perdere un contatto con la realtà sono comunque i disvalori di decadenza e morte. Dal termine Ensomhet deriva in traduzione italiana la parola “isolamento”.

Il concept della band e della musica è infatti mirato alla sensazione di solitudine, all’allontanamento voluto dalla massa e dalla concezione di massa, che sta saturando il nostro XXI secolo. L’immagine di copertina esalta ulteriormente il fine simbolico di misantropia ed è chiaramente un tributo ai più famosi e importanti gruppi Black Metal predecessori, come Carpathian Forest e Forgotten Tomb. Particolarmente molto marcata è la similarità con la cover di “Panzerfaust” dei Dark Throne, in cui ci sono parallelismi con lo sfondo boschivo e con il moniker. Ricordiamo che a quel tempo Photoshop non esisteva, e quindi bisognava ricorrere a tecniche di effetti fotografici manuali e rischiosi. Oggigiorno è tutto più semplice e riuscire a modificare una fotografia è un’operazione più rapida e rimediabile.
Il messaggio rimane lo stesso e fedele alle band storiche che hanno segnato gli anni oscuri del Black Metal. La fotografia anche qui è modificata in negativo su uno sfondo nero, ed è stata scattata nell’orrido di Inverigo, una piccola cittadina della provincia di Como che ha dato i natali ai componenti del gruppo, su un sentiero chiuso e abbandonato. Non esistono riferimenti più precisi riguardo l’esatta location e questo fa accrescere maggiormente l’obiettivo di rendere lo scatto più ignoto ed interessante in un ambiente famigliare. Alla band piaceva l’idea di mantenere un’identità locale e non per esempio prendere foto di paesaggi nordici senza nemmeno saperne l’esatta collocazione.

Su un paesaggio collinare che precede una vasta vegetazione boschiva si innalzano due monumenti in pietra, alti e imponenti, che appaiono come due pilastri di una entrata. Sembra una specie di passaggio verso una destinazione sconosciuta. A osservarli attentamente fanno venire in mente anche degli obelischi, formati da tronchi di piramidi alti e stretti. Il significato di questo monolite è la conoscenza e l’elevazione ultraterrena. Gli obelischi si ergono anche sulle tombe nei cimiteri cattolici, spesso in mezzo alla costruzione, per evitare che il diavolo vi si possa sdraiare sopra. Come nei campi santi, le entrate sono formate da enormi cancelli, sui cui pilastri sono impresse le lettere in greco dell’alfa e dell’omega, che indicano l’inizio e la fine della vita. L’esistenza che nel suo sviluppo vigoroso giunge inevitabilmente al termine come la condizione umana stessa. Un cerchio che si chiude. Il ciclo che ritorna al punto di partenza. Morte, ma anche l’incognita di varcare una soglia sconosciuta nel mondo dell’io lontano da tutto.
Sara “Shifter” Pellucchi