Anno d’uscita: 2004
Sito web: http://en.prophecy.de/artists/hekate/
“Neo-folk” e “Preraffaellismo”. Sì, di solito i suffissi “neo” e “pre” si scontrano l’uno con l’altro, ma decidete voi se forse, in questo caso eccezionale, possono incontrarsi… Il genere musicale “Neo-folk” interpreta nel presente i temi che costituirono il midollo invisibile di una società in una determinata epoca passata, descrivendone gli episodi e i personaggi più distintivi, il comporsi delle tradizioni, le sfaccettature del tessuto spirituale, le scelte dell’essere umano riguardo l’armonia oppure il contrasto verso la natura.

Il movimento “preraffaellita” raccolse nella seconda metà dell’800 inglese pittori, poeti e critici d’arte contrari a ripetere i modelli classici di cui Raffaello Sanzio era stato perpetuatore e, ancora nei loro anni, modello convenzionale. I “Preraffaelliti” si ispirarono infatti al tempo medievale precedente al Pittore di Urbino, da loro considerato artisticamente più autentico, percorso da strappi e sussulti mistici, dall’intreccio dell’uomo con il mistero del divino, dalla ricerca di chiavi simboliche nella natura.

Confrontandone le descrizioni si possono notare temi comuni tra i due movimenti artistici. E prima ancora ricorre evidentemente l’intento di recuperare “l’antico”. Quindi non stupisce la scelta della band tedesca neo-folk Hekate di adottare il quadro “Ofelia” del pittore preraffaellita John Everett Millais per illustrare la copertina dell’album “Goddess”, cioè il concetto di divinità femminile. Il quadro, realizzato nel biennio 1851/52, ritrae la sfortunata fanciulla che Shakespeare rese essenziale per lo svolgimento della tragedia “Amleto”: prostrata dall’inspiegabile comportamento del protagonista che rinnega ogni promessa d’amore nei suoi confronti, e dall’assassinio del padre Polonio, Ofelia si suicida annegandosi.

Millais riprodusse scrupolosamente ogni particolare naturalistico del luogo scelto per l’ambientazione del quadro, a partire dai fiori che circondano Ofelia, e ciascuno di essi ha probabilmente un significato simbolico da contestualizzare nell’epoca di Shakespeare. Ecco quindi i fiori di salice, le ghirlande di ortiche e margherite nominate dalla madre di Amleto, Gertrude, mentre descrive il triste ritrovamento. E le viole delicate che galleggiano attorno all’annegata. La ricerca dell’esattezza nel rappresentare la natura portò però anche conseguenze tragicomiche. Millais volle infatti rappresentare con precisione l’effetto dell’acqua sul vestito di Ofelia. Fece perciò immergere la modella Elizabeth Siddal in una vasca da bagno malamente riscaldata, provocandole un ovvio malanno che dovette poi rimborsare. E sembra che lo stesso Millais, imperterrito nell’esaminare i dettagli delle ambientazioni per il suo quadro, sia cascato almeno una volta in un ruscello.
Nonostante gli incidenti (bronchiti comprese), è comunque indiscutibile che in questo quadro si presenti uno dei punti più elevati dell’arte preraffaelita, e la scelta di adottarlo come simbolo e archetipo della divinità insita nella femminilità è stata di certo appropriata. Mi è rimasta però un’incertezza: un’ipotesi personale… Nel disco “Goddess” sono raccolte naturalmente (ma non solo) canzoni dedicate a figure di dee dell’antichità, come la multiforme Morgana quasi indistinta tra le ombre dei boschi, o la progenitrice Europa onorata sotto la luna di Creta e Micene. Nessuna canzone è però dedicata espressamente alla disgrazia di Ofelia. E tuttavia, è la sua immagine a rappresentare la divinità, e non quella di altre figure femminili trasfigurate (di cui si sarebbero potuti trovare molti esempi proprio tra i dipinti di altri maestri preraffaelliti, come ad esempio Frederick Sandys).

Perché Ofelia si è “meritata” questo privilegio? Eppure non domina poteri sovrannaturali come le altre protagoniste delle canzoni… Non appare “immediatamente divina” ai nostri occhi: è “solo” un essere umano caduto sotto il peso del dolore. Allora, se posso azzardare un’opinione, forse è proprio questo il motivo: Ofelia ci appare finalmente divina solo nel silenzio irreale dell’acqua che si è chiusa su di lei. Nel silenzio che ci costringe a tacere, la sua morte rivela tutta la semplice grandezza del suo animo, che era stata trascurata da chi le viveva vicino in vita. Ofelia ci appare finalmente divina solo quando ci accorgiamo troppo tardi che era un meraviglioso essere umano.
Paolo Crugnola