Anno d’uscita: 1984
Regia: Wolfgang Petersen
“La Storia Infinita” è un film uscito nel 1984 di genere fantasy ispirato al romanzo omonimo pubblicato nel 1979 da Michael Ende, scrittore tedesco di romanzi per l’infanzia. Scrisse questo suo libro durante il soggiorno a Genzano, in provincia di Roma, nella villa che lui e la moglie avevano soprannominato “Casa Liocorno”, in cui si era trasferito nel 1971 mentre lavorava al suo romanzo “Momo”. In realtà lo scrittore Ende avrebbe voluto affidare la regia del film ad Akira Kurosawa o al polacco Andrzej Wajda, ma al loro posto venne scelto il tedesco Helmut Dietl, a sua volta sostituito da Wolfgang Petersen. Le riprese del film si sono svolte nel periodo che vanno dal 14 Marzo 1983 al 1 Novembre 1983 e le scene vennero girate in varie località del mondo, come per esempio a Gastown, Vancouver, British Columbia, Canada e Bavaria Filmstudios.

La regia degli effetti speciali è opera di Brian Johnson, la fotografia è curata da Jost Vacano, mentre le musiche hanno merito grazie all’italiano Giorgio Moroder e Klaus Doldinger (membro del gruppo jazz tedesco Passport). Moroder (conosciuto anche per le musiche di “Fuga di Mezzanotte”, “American Gigolo”, “Flashdance”, “Scarface” e “Top Gun”). Scrisse assieme a Keith Forsey la canzone “The Never Ending Story” che venne poi interpretata da Limahl, ex leader del gruppo Kajagoogoo e che divenne subito un grande successo degli anni ’80, con più di 4 milioni di copie vendute. Chi ha visto il film sa che il protagonista si chiama Bastian anziché Bastiano, ma forse in pochi sanno che la figura del personaggio è ricalcata su quella di Willie, un carissimo amico di Ende, morto prematuramente nel 1937.

Lo scrittore, che a quel tempo aveva otto anni, fu segnato così tanto dalla sua scomparsa che decise di ricordarsi di lui nella descrizione del personaggio principale del film. Bastian è un ragazzino amante dei racconti d’avventura, riservato e sognatore. Un giorno, mentre sta andando a scuola, si imbatte in tre bulli e inizia a scappare, rifugiandosi in una bottega. Si ritrova così in una libreria, dove è accolto bruscamente dal vecchio padrone, che è intento a leggere uno strano volume intitolato “La Storia Infinita”. Approfittando di un attimo di distrazione, Bastian ruba il libro e scappa via.Finisce così risucchiato nella storia e nel mondo incantato di Fantàsia, che è alla disperata ricerca di un eroe che lo salvi dalla distruzione. Tutto cominciò nel 1982 quando l’autore firmò il contratto per la versione cinematografica del suo bestseller, pubblicato tre anni prima. Il progetto parte bene, Ende collabora con il regista Wolfgang Petersen alla sceneggiatura e nell’estate dell’83 iniziano finalmente le riprese.

Purtroppo col passare del tempo Ende viene progressivamente estromesso dalla realizzazione, tanto che la sceneggiatura definitiva sarà da lui visionata soltanto a cinque giorni dalla première, quando ogni tentativo di modifica sarebbe stato comunque fuori tempo massimo. Ecco perchè Ende volle togliere il suo nome dai titoli di testa: si sente ingannato dai produttori, che secondo lui non hanno capito niente del libro e hanno pensato unicamente a fare soldi, cambiando decisamente metà della trama e inventandosi i personaggi, molto diversi dal libro. «Un ragazzo cade nella storia che legge e difficilmente riuscirà ad uscirne». Questa era l’idea di partenza di Ende.

Parlando invece di tutto ciò che riguarda la grafica, entra in scena Ul de Rico, consulente artistico ed autore di libri illustrati per bambini. Il team di produzione ha basato molto sui suoi disegni, ma alcuni personaggi creati non furono purtroppo riprodotti. Ul de Rico ha creato le prime immagini come la Torre d’Avorio, il Mordiroccia e gli altri splendidi paesaggi di Fantàsia sviluppati sia dai suoi schizzi, sia dai suoi dipinti. Purtroppo l’artista non lavorerà per tutto il tempo al progetto in quanto il suo contratto si concluderà nell’aprile del 1983. Il suo compito è stato mandato avanti da Janez Plahuta-Japl e dalla sua squadra, che già prima però lavorarono con Ul de Rico; proprio per questo motivo non si vedono grosse differenze di stile nel film. Su questa falsa riga, il manifesto è stato interamente disegnato e curato da Renato Casaro: uno dei più importanti illustratori cartellonisti della storia del cinema nazionale e internazionale. La sua firma infatti si legge a destra della torre d’avorio, in basso, attaccata a una delle spaccature. Curerà anche quella del sequel “La Storia Infinita II”.

Il lavoro meticoloso di questo disegnatore è stato quello di rappresentare nel manifesto i principali abitanti di Fantàsia , ad eccezione del protagonista Bastian che sarà tornato felice alla sua vita sulla Terra: l’Omino con una lumaca da corsa, il Maghetto, il Mordiroccia, lo gnomo che studia l’Oracolo e l’Infanta Imperatrice. Trionfale spicca al centro Atreyu che cavalca il Fortunadrago, segno che il Nulla è stato sconfitto, chissà, forse starà andando a riprendersi il suo Arthax. Esistono alcune interpretazioni critiche del romanzo di Ende che vedono nel Drago della Fortuna un riferimento alla cultura orientale cinese e giapponese.Oltre a questo anche il nome scelto da Bastian per l’Imperatrice sembra alludere alla cultura nipponica: il nome è Mondenkind, tradotto come Moonchild (letteralmente “figlia della luna”) nell’edizione inglese del libro e del film, adattato però come Fiordiluna nell’edizione italiana del libro (e purtroppo cancellato da quella italiana nella pellicola dove Bastian, quando deve dare all’Imperatrice un nuovo nome, urla: “Mamma, si chiamava… Eva!”). All’interno della cultura giapponese esiste un antico e celebre racconto , la Storia di un tagliabambù, incentrato proprio su di una ragazza figlia del regno della luna, la principessa Kaguya, il cui nome le viene dato da dei terrestri. Intorno a questi personaggi vi è sia la Torre d’Avorio, che prende come punto di riferimento proprio i dipinti di Ul de Rico e lo spazio che il Nulla ha generato intorno a Fantàsia, interpretato come un cielo oscuro e minaccioso.Questo gioco di colori scuri, fa risaltare i colori chiari che giocano sui personaggi al centro, sopratutto sull’Infanta Imperatrice, che si lega molto bene con la luce emanata dalla Torre d’Avorio, in modo tale che si possa capire il loro stretto legame. Se si salverà l’Imperatrice, si salverà anche Fantàsia .
Antonella “Aeglos” Astori