Anno d’uscita: 1984
Sito web: 
https://it.wikipedia.org/wiki/Hüsker_Dü
Da molti considerato l’apogeo del punk anni ottanta, “Zen Arcade” ha permesso di far conoscere nel 1984 in tutto il mondo tre ragazzi del Minnesota in grado di spaziare tra il rock progressive del decennio precedente e l’hardcore di quell’epoca. Il secondo album in studio degli Hüsker Dü è la storia di un adolescente qualunque che si rapporta con la sua alienazione, la famiglia, le droghe e la società in cui non riesce a trovare un posto soddisfacente. La copertina del disco è desolante e ci immerge nella storia del giovane di cui parlano le canzoni. Tre ragazzi, di cui vediamo solo le nere sagome, si aggirano nel parco di uno sfasciacarrozze. È un’immagine che ci trasmette a primo impatto degrado, rafforzato dalle violente colorazioni a pastello con cui l’autore dà sostanza alle auto divelte e all’umido ambiente circostante. Anche il nome della band è rimarcato in blu a pastello, mentre il titolo dell’album è scritto in nero sopra delle stonanti linee nere che segano il cielo coperto. Siamo in una giornata grigia, dove gli unici colori che emergono sono dei rottami d’auto. Seppur in presenza di colori caldi come il rosso e il giallo, tutto ciò che vediamo è freddo, disturbante. I tre personaggi sono quasi ombre senza sostanza, come i personaggi descritti dagli Hüsker Dü nella loro breve, ma intensa, carriera musicale. La copertina di “Zen Arcade” è forse la miglior metafora della gioventù degli anni ottanta, vagante tra riflusso ideologico, rovine delle generazioni precedenti e incertezza nel costruirsi una propria vita.
Leonardo Marzorati