Anno di uscita: 1966
Regia: Pier Paolo Pasolini
Totò serio, Totò triste. È un Antonio de Curtis inedito quello che appare sulla locandina di “Uccellacci e Uccellini”. Fuori dal cliché della sua inconfondibile maschera partenopea, il comico italiano più celebre e celebrato della storia del cinema nel 1966 cambia totalmente genere. La sua incursione nel cinema d’autore non è una novità, essendo già stato diretto da De Sica, Lattuada e Zampa.

Pier Paolo Pasolini però è quanto di più distante possa esserci dal filone delle pellicole costruite sull’istrione napoletano. La locandina del film ricorda nello stile le commedie all’italiana, con i protagonisti dipinti con le loro smorfie ben in mostra. Qui però Totò appare deluso, come l’antesignano dell’italiano medio che interpreta nella storia. Dietro il suo cappello emerge la testa di Ninetto Davoli, giovane caratterista pasoliniano che sembra intento a sostituirsi al vecchio comico (Totò morirà un anno dopo l’uscita del film). Nel film sono padre e figlio (e i due frati rivali nell’intermezzo dedicato a San Francesco). In caratteri colorati in alto a sinistra leggiamo i nomi di produttore, attore protagonista e autore-regista.

L’immagine dei due protagonisti occupa la parte superiore della locandina, mentre quella inferiore è bianca e dà risalto al titolo del film e all’affascinante Femi Benussi, destinata a divenire una stella della commedia sexy. “Uccellacci” è scritto in nero, “Uccellini” in rosso: i due colori che più di ogni altri hanno rappresentato la divisione politica del paese. La prima “U” è il corvo, il quasi antagonista del film. L’uccello nei panni della coscienza marxista non viene compreso dagli altri due, ignoranti piccoli borghesi di diverse generazioni ma con obiettivi comuni, dal rastrellare del denaro a consumare un rapporto sessuale con una prostituta.

Quest’ultima la vediamo alla destra del titolo, con la sua chioma rossa, intenta a rimettersi la scarpa destra, mentre con la mano sinistra tiene stretta la borsetta custodia del suo lavoro. Sotto il titolo in azzurro si leggono i nomi di tutti gli attori e la società di distribuzione. C’è tanto Pasolini in quello che è un quadro della società degli anni sessanta. A cinquant’anni di distanza la locandina di “Uccellacci e Uccellini” è quanto mai attuale, capace di dare un’aurea decadente a un simbolo della cultura nazionalpopolare come Totò. Oggi come allora si deve ridere, ma senza dimenticarsi di riflettere.
Leonardo Marzorati