Anno d’uscita: 1976
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Battisti
Il fango come metafora delle restrizioni sociali, dell’incapacità dell’uomo moderno di assumere decisioni coscienti, si palesa già dal primo brano, che fu singolo insieme a “Dove Arriva Quel Cespuglio”. Quando in “Ancora Tu”, Lucio, con voce rotta proclama: “Disperazione gioia mia / sarò ancora tuo sperando che non sia follia / ma sia quel che sia / abbracciami amore mio / abbracciami amor mio / che adesso lo voglio anch’io”, indica, senza troppi drappi, l’indecisione insita nell’uomo, che esplode nell’impossibiltà o meglio impotenza di prendere decisioni: “Sei ancora tu purtroppo l’unica / sei ancora tu l’incorreggibile / ma lasciarti non è possibile / no lasciarti non è possibile”. Il pantano che diviene anche sorriso di gioia disperata tanto che nel testo di Mogol, “Io ti venderei”, Battisti dice: “io ti venderei / se potessi farlo / con un’altra donna ti baratterei / invece io padre fratello / amico profondo sarò”; e si richiama ancora l’impotenza, impotenza invero gioiosa, sopra una musica allegra e giocosa, con la batteria di Walter Calloni tutta sui piatti e colpi eleganti di rullante. La fotografia, scattata di Cesare Montalbetti – già autore con battisti de “Il Mio Canto Libero” (1972) e “Anima Latina” (1974) – Fu, come disse lo stesso Montalbetti: “(…) scattata in una stradina sterrata che portava al laghetto nelle vicinanze del Mulino, la sala dove stava incidendo Lucio. Bagnammo la strada per rimpinguare le pozzanghere già presenti per la pioggia caduta in precedenza. Lucio, che portava sotto i vestiti una tuta da subacqueo, dovette ripetere l’azione almeno un centinaio di volte, scivolando e facendo veri e propri capitomboli. Per aumentare l’effetto del fango gli lanciavamo, proprio davanti ai piedi, dei sassi. Alla fine del servizio era distrutto dalla fatica, e rimase a letto per un paio di giorni.” Un continuum, quindi, estetico di disperazione e torpore e desolazione – come si vedrà in “Io Tu Noi Tutti” e “Una Giornata Uggiosa”. “E come stai? / Domanda inutile / Stai come me e ci scappa da ridere”.
Alberto Massaccesi