Anno d’uscita: 1978
Sito web: http://www.buzzcocks.com/
I Buzzcocks sono più pop o punk? Questa domanda dal lontano 1976 divide i fan del gruppo di Manchester. Già nel 1978, con il loro primo album “Another Music in a Different Kitchen”, appare vivo il dualismo tra i due generi musicali. Figli di famiglie proletarie, i due fondatori del gruppo Pete Shelley e Howard Devoto si conoscono all’Università di Bolton e iniziano a suonare quasi per scherzo. Brian Eno, The Stooges e i Velvet Underground sono gli artisti che influenzano maggiormente i due. La loro musica è, appunto, differente. Non è tutto punk rock e non è quel pop ricco di contaminazioni forte all’epoca. Il punk, endemico dell’Inghilterra di fine anni settanta, è sbattuto in copertina dal titolo, bizzarro quanto realista: la loro musica la si può fare anche in cucina. Il lato pop del disco lo si vede in copertina, con una foto color seppia che mostra i quattro musicisti (senza Devoto, che lasciò momentaneamente la band per altri lavori) in una posa che può ricordare i Beatles o i Rolling Stones. Le origini di tutta la musica rock inglese in fin dei conti parte da lì e i Buzzcocks ce lo vogliono ricordare. In alto a sinistra della copertina troviamo il nome del gruppo, scritto in un carattere che non sarà mai abbandonato. Il colore di fondo è un grigio-argento, con il titolo dell’album frammentato, spezzato di 90 gradi e alternato tra rosso e nero. È un omaggio alla minimal art, corrente pittorica che all’epoca contamina ogni campo artistico, dalla musica alla letteratura. I Buzzcocks sono davvero qualcosa di differente da tutti fin dal primo album. Il fatto che gruppi come Nirvana, Pearl Jam e Green Day li abbiano rispolverati in anni diversi, ne è la prova.
Leonardo Marzorati