Anno d’uscita: 1925
Regia: Sergej Ejzenstejn
Tra le diverse locandine de “La Corazzata Potemkin”, ve n’è una realizzata in perfetto stile costruttivista, corrente pittorica diffusa in Unione Sovietica negli anni dieci e venti. Con una semplicità di elementi e colori si è introdotti al capolavoro di Ejzenstejn attraverso una semplice immagine. I colori sono solo tre: nero, bianco e rosso.

La visione, nel gioco ottico, parte dal basso. Si comincia con il titolo, a caratteri cirillici, dell’opera, in bianco su sfondo nero. Si sale quindi lungo la scalinata di Odessa, luogo nevralgico della vicenda narrata nel film. Ai fianchi dei gradini rossi e neri troviamo l’armata zarista, con delle minacciose baionette pronte a far fuoco. In cima alla scalinata la carrozzina, protetta dalla sovrastante corazzata, pronta a sfoderare i suoi terribili cannoni.

Dietro la nave militare spunta il Sol Levante giapponese e in testa troviamo il nome del maestro sovietico. Il gioco dei colori è curioso e per nulla scontato. I simboli positivi sono neri: la vittima innocente a bordo della carrozzina e  la grande nave frutto del lavoro degli onesti marinai. I rossi, a discapito del colore della rivoluzione russa tanto celebrata da Ejzenstejn, indicano i nemici: quelli interni alla nazione (i soldati) e quelli esterni (il Giappone). Il costruttivismo ha cercato di creare arte con i pezzi concreti che lo sviluppo tecnologico stava dando all’umanità.

Questa locandina ne è un esempio. I soldati sono impersonali, quasi dei mostri, il bambino nella carrozzina non si vede, il resto è tutto inanimato: solo pietra e metallo.
Leonardo Marzorati