Anno d’uscita: 1975
Sito web: http://www.kissonline.com/
“Dressed To Kill” è il terzo album dei Kiss, la famosissima e truccatissima band statunitense. Il disco è noto a tutti per la planetaria hit “Rock And Roll All Nite”, ma in pochi sanno che cosa sia successo prima di questo boom discografico. Ebbene, questa track è stata la canzone di salvezza dalla bancarotta della casa discografica Casablanca Records che obbligò i Kiss a inventare una hit che potesse sistemare le cose. Il mancato decollo musicale del gruppo era stato dovuto allo scarsissimo successo del precedente lavoro “Hotter Than Hell”, così inapprezzato che costringerà il gruppo ad abbandonare l’idea del tour che sarebbe seguito. Se le menti geniali di Simmons e Stanley non si fossero spremute le meningi per inventare il famoso giro di chitarra che tutti conosciamo, oggi come oggi nessuno si sarebbe ricordato di loro. Per fortuna il Rock ‘n Roll è pieno di colpi di scena. L’idea dell’immagine di copertina, che ritrae la band in giacca a cravatta è stata di Bob Grue; famoso fotografo divenuto celebre per aver immortalato John Lennon. Qui troviamo i Kiss a spasso per New York, precisamente all’angolo tra la XXIII strada e la VIII Avenue. Il dress-code piuttosto insolito per personaggi come loro è la prima cosa che balza all’occhio, e, se si guarda bene, a nessuno di loro calza perfettamente l’abito: a chi troppo largo o a chi troppo stretto! E questo perchè? Nessuno di loro ne possedeva uno, infatti tutti gli abiti furono stati prestati da amici e conoscenti. I pantaloni di Gene Simmons vantano un evidente e imbarazzante effetto “acqua in casa”, evidenziato soprattutto da quegli orrendi zoccoli bianchi senza calzini. Dietro l’ilarità che può trasmettere la foto, c’è un incisivo messaggio di anticonformismo, in questo caso sotto una chiave di lettura contraria conoscendo i soggetti, il cui vero spirito ribelle è delineato proprio dai vestiti eleganti. La scelta della cover sicuramente ha contribuito ad alimentare il loro successo perchè diretta, curiosa e ironica.
Sara “Shifter” Pellucchi