Anno d’uscita: 1980
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Battisti
“Una Giornata Uggiosa” che, a tutti gli effetti, si fa più contenitore che semplice titolo di uno storico brano ed ultimo album del duo Battisti/Mogol, datato 1980. Il simulacro dei sentimenti – che spaziano dal peso della separazione alla gelosia, dalla voglia di “Una Vita Viva” alle diversità di coppia – è quest’atmosfera fredda e desolata, che accoglie tra le sue umide braccia i disperati e gli scontenti della vita; sentimenti che affiorano quando il sole si nasconde agli uomini, in perpetuo condizionamento atmosferico. Il primo brano, “Il Monolocale”, apre una finestra verso quella strada in copertina – fotografata da Ilvio Gallo – disperata come la disperazione di Battisti nel trovare “(…) un buco per affitasi”, dove poter star solo con la fidanzata. Pure in “Orgoglio e Dignità”, quando Battisti canta “(…) sospeso in mezzo all’aria, come un elicottero. Perchè nell’aria più non c’è quel mistero affascinante che eccitava la mia mente?”, si prosegue con i riferimenti all’altitudine con cui si guarda la vita, ma senza il distacco che ci si aspetta, innalzandosi rispetto a quel mondo fradicio di pioggia; “(…) questo amore, grandi spazi però poco sole”. Un mondo a livello umano in cui i temi “popolari”, da sempre trattati nella scittura di Mogol, si fanno ancor più urbani ed inospitali come sembra essere inospitale questa vita, colma di tribolazioni. Il sopra citato Ilvio Gallo, qui in una delle sue fotografie discografiche più famose, fotografo poliedrico – epocali i lavori per Romeo Gigli – mette in scena per “Una Giornata Uggiosa” un panorama freddo e statico. La linea di mezzaria addossata al lato destro dell’immagine riesce a catturare lo sguardo e fa il pari con il cordolo del marciapiede; due linee importanti come due inizi di mondi agli antipodi, separati da un’enorme pozzanghera: il pedone che esce di scena, in balìa delle intemperie (l’assistente di Gallo) e la macchina che sbuca col muso (Volkswagen Maggiolino), come l’arrivo di tempi migliori. La direzione grafica è curata da Mario Convertino, fondamentale e seminale con il suo Studio Convertino (Franco Battiato, Antonello Venditti). La pioggia surreale con la sua diagonale improbabile e piatta, a trattini neri, gialli e viola, sembra non preoccuparsi del mondo sottostante; ci passa sopra come la vita che scorre, imprendibile ed inafferabile. Artificiosa invero è anche l’acqua sulla strada, che fu inondata con una cisterna e lo stesso Gallo a tal proposito spiega: “(…) volevo una luce particolarmente uggiosa che, visto il periodo invernale, non avrebbe dovuto essere un problema. Ogni mattina alzavo gli occhi al cielo nella speranza di vedere un segno, una nuvola, qualcosa di suggestivo, ma un sole malato agitava le mie giornate…” “No, non salutare tutti quanti, non sta bene non è bello. Io non sono il tuo ombrello.” (Amore Mio Di
Provincia).
Alberto Massaccesi