Anno d’uscita: 1980
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Joy_Division
Un’altra cover che racchiude in sé il significato decadente e affranto di un’opera d’arte funeraria è quella di “Closer” dei leggendari Joy Division. La storia del disco, come è tristemente noto a tutti, è contornata da vicissitudini di un emblema formato solo da oblìo e perdita. L’album, tanto per cominciare la descrizione della sua storia, uscirà due mesi dopo il suicidio di Ian Curtis. Il lavoro è distante solo un anno dal precedente disco d’esordio “Unknown Pleasures”, il tempo di intervallo tra i due lavori sarà solo una linea sottile che separerà il frontman dalla vita alla morte.

“Closer” sprofonda in un universo spettrale, claustrofobico, un precipizio opaco e lacerante. Fantasmi invisibili e eterei che porteranno sempre più sull’orlo del baratro la storia di questa band così giovane e così vulnerabile. E oltre a questo buco già disarmante di per sé ci sarà ancora e ancora una spettrale scenografia di grotteschi sentimenti che spariranno attaccati ad una corda appesa al soffitto. Il tutto sotto gli occhi e i ricordi impotenti chi chi poteva sapere ma che non lo immaginava. “Love will tear us apart”, “l’amore ci farà a pezzi”, il testamento è già stato scritto. La fotografia scattata da Bernard Pierre Wolff lascia ben pochi presagi immaginari positivi. Niente di più malinconico di una tomba. Anche qui il soggetto è il particolare di una statua situata nel cimitero di Staglieno, a Genova, facente parte del sepolcro della famiglia Appiani.
Il curatore dell’artwork come per il precedente lavoro è stato affidato al grafico Peter Saville. Nello scatto vediamo illuminata la figura di una donna totalmente protesa in preghiera per il defunto sdraiato dietro in secondo piano. Dietro di lei ci sono altre due donne, una delle quali tiene la mano alla statua della Madonna quasi totalmente all’oscuro, che fa fatica a intravedersi, oltre che a essere tagliata sulla parte del collo. Il panneggio degli abiti e del sudario circondano la composizione rendendola morbida nascondendo i volti e i corpi dei soggetti. Il velo in testa è simbolo di pentimento e di devozione.

Resta da capire come mai la foto sia stata tagliata proprio nel punto della figura religiosa, forse per distaccarsi da qualsiasi collegamento spirituale di credo e lasciare la totalità della morte per quella che è, che è morte e nulla più. La morte dalla cui cenere rinascerà come una fenice una nuova band: i New Order, ma questa è un’altra storia.
Sara “Shifter” Pellucchi