Anno d’uscita: 1996 – 1997
Sito web: https://metallica.com/
Chi l’avrebbe detto che i metallari avessero un senso spiccato per l’arte moderna? Tra il 1996 e il 1997 i Metallica pubblicano i due dischi più discussi: “Load” e “Reload”. Due fratelli che sarebbero dovuti rimanere gemelli per un’unica uscita, decisione poi che sarà cambiata all’unanimità tra il produttore Bob Rock e la band stessa.

I lavori vedono la luce a un anno di distanza per mantenere un unico “cordone ombelicale conduttore”. Parallelamente i due dischi manterranno inalterate le loro somiglianze staccate dalle precedenti uscite. Un esempio di ciò è il cambiamento musicale; i riff veloci di chitarra anni ’80 sono ormai lontani, sostituiti completamente da influenze hard rock e blues. Artisticamente il logo Metallica perde la sua forma accattivante con la tipica M e A ingigantite a forma di dardi ninja per lasciare le due lettere solo appena più grandi, per ottenere una scritta più uniforme ed elegante; avranno solo il finale delle estremità esterne solo leggermente allungate. Addio capelli lunghi; anche qui il quartetto opterà per acconciature nettamente più corte e un dress-code metallozzo ma elegante con vaghi accenni alla loro cultura.

I booklet sono formati da molte fotografie che ritraggono i four horsemen durante le esibizioni live, nel backstage e in photoset dallo stile kitch (giusto un tocco di rossetto, un po’ di kajal, pantaloni pitonati e siamo pronti per uscire!). Non ci sono tutti i testi delle canzoni, ne verranno solo scelti alcuni, scritti a mano e decorati tutt’intorno con macchie di inchiostro e fori di proiettili. Ma quello che incuriosisce più di tutto sono proprio le copertine. Se a prima vista le due immagini possono sembrarvi solo delle macchie colorate vi sbagliate, perché stiamo parlando di due vere opere d’arte che portano la firma dell’artista moderno Andres Serrano, realizzate nel 1990 (fotografate dal famosissimo Anton Corbijn).

Come siano venuti a conoscenza di un artista del genere è ancora un mistero, probabilmente è stata la sua fama a presentarlo a loro. È famoso infatti per opere dissacranti e violente, dove utilizza fluidi corporei e cadaveri, portando alla deformità il soggetto. La sua opera più famosa si intitola “Piss Christ”, nella quale è rappresentato un crocifisso immerso nella sua urina.
Ci si ricollega nuovamente alla teoria antireligiosa di Hetfield, ma nelle due cover a farla da padrone non ci sono soggetti sacri, bensì sperma e sangue bovino inseriti tra due fogli di plexiglas. Serrano però non vanta originalità di tecnica, l’esclusiva dell’utilizzo del plexiglas per l’arte va a Armand Pierre Fernandez, noto come Arman, che infrangeva gli oggetti del consumismo dell’uomo per immergerli in scatole trasparenti.
Forse anche qui il significato artistico può essere simile; anziché scomporre qualcosa di materiale, si distrugge qualcosa di organico. Non si smembra l’ingranaggio della futilità oggettistica ma interiore, personale, fino ad arrivare all’annullamento corporeo, andando sempre più a livello introspettivo. I testi delle canzoni raccontano infatti vicende personali, come se si immaginasse un bisturi che si immerge nelle viscere per espellere lo specchio dell’anima.
Sara “Shifter” Pellucchi