Anno d’uscita: 1983
Sito web: https://metallica.com/
Un martello che inchioda, fissa la storia sulla parete della storia stessa, più che uccidere. Un martello che sfonda quel muro, lasciando aperto un varco per farla fluire, la storia. La crepa che ormai suona scricchiolii di minaccia, finalmente si lascia andare; tutto viene giù.

1983. Fu la rottura definitiva della diga che arginava il metal e l’harcore punk, fu una collisione di velocità e potenza, fu una martellata. L’inizio di fatto del thrash metal, o perlomeno una bella spallata alla sua porta. Che probabilmente, come prevedibile, il sangue è il sangue dei ben pensanti, di chi ostacola uno stile di vita “libero”, in un mondo perfetto reaganiano all’apice del suo splendore. Ma sono i generi, le “etichette” ad essere colpite a morte. Uccise definitivamente senza possibilità di ritorno; “Bang that head that doesn’t bang” capeggia sul retro di copertina, appunto. La mano che impugnerà/impugnava il legno, è la classica “hand behind window” dei film horror.

In dissolvenza, immateriale e giustamente impossibilitata a qualsiasi azione prensile, rendendo tutto irreale e fittizio, lontano dalla magia macabra. Stereotipata, trasognata e bellissima, la foto di Gary L. Heard è legata al contenuto del disco in maniera indelebile. Ne richiama la muscolarità e la crudezza quasi nuda, secca e ruvida. Ingranaggi non lubrificati spinti a 3000. Il bel quadretto allegro è incorniciato a dovere di rosso, sovrastato dalla scritta-icona Metallica, che fu presente già dai tempi di “No Life ’Till Leather” (uscito nel 1982 su cassetta) e resterà in eterno, uno dei simboli più riconoscibili ed importanti al mondo: come i Kiss, la Q dei Queen e la mela della Apple.

“Quando l’heavy metal cambia è sempre un evento. Una trasfusione di sangue nuovo e giovane. E poi c’è la questione del primato, cioè, tutti vogliono il primato.” P. K.
Alberto Massaccesi