Anno d’uscita: 1983
Sito web: http://nonband.exblog.jp
Un accavallo improbabile, irrispettoso, lontano dall’etica nipponica. La suola esposta, tipicamente da “americano”, richiama un certo menefreghismo per le regole, ma sembra far percepire che lei, “Non”, sia un’artista e lo voglia far pesare, senza ritegno. Una posa che rivela l’indipendenza della band e coglie l’attenzione di chi osserva, con occhi da partita di tennis (i miei), che fanno spola tra la N del titolo e quella delle gambe. Occhi catalizzati nella simmetria sconnessa ed equilibrata al contempo. Due figure fuori luogo e non a proprio agio. Le mani di Tamagaki celano una certa tensione: una viene nascosta nella tasca, l’altra portata a coprire la bocca. Due figure che si palesano esattamente al centro del 40 x 40 della copertina, davanti a piante irregolari e basse – probabilmente un parco – ma, nella realtà ve n’è (anche se invisibile) una terza: 山岸麒之介. Sopra il suo nome vi è un posto vuoto, per lo più decentrato, a risaltarne ancor maggiormente l’isolamento ma invero esaltandone la presenza. Di fatto, la vegetazione così disposta, accresce e focalizza l’attenzione sull’assenza; appena ci si accorge dell’inganno. A lui il compito di alleggerire la pesante ritmica. Compito che lo porta ad accartocciarsi timidamente su se stesso, soffiare nervoso dentro l’ottone e sparire. Appunto. Musica più da cemento – no wave alla New York – che da prati ben curati e vegetazione più o meno ordinata. Già il nome della band, ambivalente e drammatico, abbraccia l’allontanamento dagli schemi banali immaginativi. Musica tutt’altro che fredda pur se freddo ne è l’approccio agli strumenti, ruvidamente fatti suonare. Con rigidezza come rigido il clima in cui venne scattata la foto.
Alberto Massaccesi