Anno d’uscita: 2014
Sito web: http://www.methedras.com/
I Methedras sono una band thrash metal nata a Monza nel 1996. La copertina in questione recensita quest’oggi, è quella del loro quarto lavoro intitolato “System Subversion”. L’artwork è stato interamente creato e seguito dall’artista e musicista Anton Seth Siro dei greci Septic Flesh. A lui è stato direttamente commissionato tutto l’intero booklet, e ha creato questa immagine seguendo le proprie impressioni dopo l’ascolto del disco. L’ambientazione circostante è quella dell’ex manicomio di Mombello: un luogo piuttosto famoso e ricercato da molti musicisti dei generis come scenografia. La band, dopo aver visionato le tre bozze presentate, ha optato la propria scelta su quella più aggressiva, che rispecchiava perfettamente lo stile del gruppo e il concept dell’album. “System Subversion” è tecnico, claustrofobico e molto più oscuro di quelli precedenti. L’immagine è facilmente comprensibile e di diretto approccio. Come ha spiegato Andrea Bochi, il bassista, parla dello stato angosciante che deriva dal non essere realmente liberi in una società che con tutti i suoi infinitesimali e consolidati dettami creati per un nuovo ordine mondiale, che finisce per condizionare subdolamente come la peggiore tossina, tanto che farne a meno sembra impossibile. L’uomo è praticamente completamente condizionato e comandato, la libera scelta non esiste più, il cervello è diventato ormai un subdolo optional inutilizzato. La testa vuota senza occhi, con la bocca spalancata a forza è solo l’osservatore di colui che mangerà il suo cervello. Le posate sono infatti rivolte verso chi guarda la foto e non verso il personaggio. Anche la tavola ha un sogghigno sarcastico: è apparecchiata brutalmente all'”italiana”, la classica tovaglia a quadretti delle tipici trattorie a basso prezzo. Oltre che all’assenza di intelletto, la copertina si scaglia contro il qualunquismo della massa, del nostro luogo comune italiano che ci rende ovvi agli altri popoli: ovvero il cibo. La foto quindi rivendica ancora più acidamente e drammaticamente il nostro essere prevedibili e quindi senza una nostra personalità. Il pasto è proprio la cosa che ci rende veri individui: il cervello. La frase “penso, dunque sono” è ormai un concetto dimenticato, perchè tutto è strumentalizzato dagli altri e ognuno è la vittima che li segue. Volete diventare così? Nutrirvi di cervelli vuoti? Allora buon appetito!
Sara “Shifter” Pellucchi