Anno d’uscita: 2003
Sito web: http://www.marilynmanson.com/
“The Golden Age Of Grotesque”: ovvero la nascita di un sodalizio artistico; quello tra il reverendo Marilyn Manson e l’artista Gottfried Helnwein che ha ideato e seguito tutta la parte visiva del disco.

“The Golden Age Of Grotesque” si ispira alle perversioni della Germania pre-nazista, periodo in cui il popolo desiderava vivere appieno le proprie passioni liberando le proprie pulsioni prendendo spunto dallo stile di vita del marchese De Sade. Helwein nelle sue opere ha infatti il comune denominatore di rappresentare soggetti ispirati al periodo nazional-socialista tedesco includendo nelle proprie opere soldati in posa, bambini armati, divise da SS e modelle su un burlesque e vaudeville molto dark, come quello di Dita Von Teese (futura moglie di Marilyn Manson).
Il concept del full-length tratta della psiche umana dei matti e dei bambini estranei alle regole della società. Gottfried infatti, all’inizio aveva lanciato l’idea di pubblicare una prima copertina che mostrava la foto di Marilyn Manson truccato come un maligno Mickey Mouse. Un fanciullezza violata e sbeffeggiata dal crollo dell’intrattenimento più innocente, che all’apparenza docile può nascondere un mostro. Si narra che l’artista avesse sofferto le pressioni della Interscope Records, preoccupata di poter incombere in una censura da parte della Disney.
Successivamente, allora è stata optata la scelta di una foto mossa con Marilyn in primo piano che lascia mostrare solo una minacciosa dentatura metallica, che dall’effetto mosso la rende ancora più aguzza, luccicante ed inquietante. Anche nel retro della cover è presente il viso in penombra di Manson, truccato di nero; particolare che deriva da un altro scatto in cui è truccato da Topolino.
Influenzati dalle rispettive vocazioni stilistiche collaboreranno anche a svariate mostre successive alla release del disco. Manson, infatti è stato l’ispiratore per molte opere di Henlwein, che con lui protagonista sono tantissime. Installazioni, video e quadri che verranno esposti in molte gallerie d’arte in Europa  e negli Stati Uniti.
Probabilmente trasportato dalla passione pittorica dell’artista austro-irlandese, Manson inizierà ad appassionarsi anche di arti visive creando acquerelli dall’effetto cupo e claustrofobico. Curerà lui stesso la copertina di “Lest We Forget” con un proprio autoritratto.
Provocazione e turbamento: effetto lodevolmente riuscito e calzante per la personalità artistica di Brian Warner.
Sara “Shifter” Pellucchi