Anno d’uscita: 1992
Sito web: http://www.maxpezzali.it/
Una scena gialla irrompe in uno dei più celebri fumetti statunitensi. L’Uomo Ragno è stato assassinato. La copertina dell’esordio degli 883 ruota tutto intorno al loro primo singolo. “Hanno Ucciso l’Uomo Ragno” ci appare con un crimine disegnato sullo stile dell’artista pop-art Roy Lichtenstein, anche se l’omaggio punterebbe a Diabolik delle sorelle Giussani. Una scritta rossa ci annuncia il titolo dell’album, poi i nostri occhi cadono sulla scena del delitto. Da un alto piano di un palazzo due uomini osservano polizia e giornalisti in piedi attorno al cadavere coperto dal tradizionale telo bianco.
L’omicidio è stato commesso sul tetto di una palazzina più bassa. Una città che può ricordare la New York di Spider Man avvolge i protagonisti. Elicotteri di dimensioni sproporzionate svolazzano intorno alla scena centrale. L’Uomo Ragno, uno dei più celebri supereroi del fumetto e poi del cinema americano, è stato ucciso. Non è opera di Stan Lee questa improvvisa chiusura della saga, ma del produttore discografico Claudio Cecchetto. È una trovata originale, che sfrutta una canzone di un melodico rock orecchiabile e permette il lancio di una band nel panorama musicale. Nell’estate 1992, dove la mafia uccide per davvero i giudici Falcone e Borsellino, il finto omicidio dell’Uomo Ragno si rivela, suo malgrado, una trovata azzeccatissima.

I due curiosi in primo piano sulla sinistra, raffigurati quasi fossero i protagonisti di un fumetto anni quaranta o cinquanta, ricordano vagamente i due componenti della band. Più simile all’originale il biondo Mauro Repetto, meno il castano Max Pezzali. Non sono proprio loro a osservare la scena, ma è come se fossero lì. Gli 883 hanno saputo dell’uccisione di Spider Man e ce lo vogliono cantare. In perfetto clima americano l’immagine porta in alto a sinistra una finta etichetta con il prezzo in dollari. Potrà sembrare una trovata kitsch di Cecchetto ma, come Gillo Dorfles ci ha insegnato, c’è un kitsch destinato a entrare nella storia. La copertina di “Hanno Ucciso l’Uomo Ragno” ne è la dimostrazione. E la storia continua…
Leonardo Marzorati