“A Load of Rott’n’Roll” – The Killerfreaks
Anno di uscita: 2017
Sito web: https://it-it.facebook.com/thekillerfreaksofficial/

– Introduzione a cura di Paolo Crugnola –
Mia nonna recitava proverbi che – era sicura – prima o poi mi sarebbero serviti, anche se magari non li capivo sul momento. Uno, che prendeva spunto dalla pasticcieria, diceva: “Ofelèe, fa’ il tòo mestèe.”; e la sua morale suona pressappoco così: “Fai solo ciò per cui sei tagliato”. Di solito la nonna aggiungeva anche: “Se te scùnfundet ‘l bòcc d’ii ciàpp per ‘na piaga, fàa mia ‘l dòttur”, che più o meno dà lo stesso consiglio, ma specifico per l’arte medica.

La nonna però non impartiva solo suggerimenti di  job-coaching, perché ogni tanto ripescava anche parole che suonavano già strane e remote qualche decennio fa: una di queste era “stròligh”.

Nei paesi dell’area di Varese una volta si chiamava così – spesso sussurrando –  un uomo dall’aspetto sinistro, sciatto e scarmigliato, che le dicerie additavano anche come esperto di sortilegi. Prendete Gargamella della serie animata “I Puffi”, e avrete un identikit abbastanza somigliante del personaggio. Ovvio che ceffi del genere fossero nominati solo in frasi come: “Stàg attent’ ai stròligh!” e simili. E mia nonna non faceva eccezione.

Cos’ha in comune però il temibile “stròligh” con la band The Killerfreaks? Sì, sì, va bene:  intendevo oltre al trucco e allo stilista…

Forse “l’immaginario” che è alla base della musica della band e quindi del suo disco “A Load of Rott’n’Roll”? Giustissimo: quando in un disco si trova una canzone intitolata “Horror Metal Night”, non ci si può sbagliare. Per non parlare poi di “Lycanthropia”, che secondo me attirerebbe anche gli applausi di Alice Cooper.

E c’è un motivo perfino più curioso che lega la band alla figura dello “stròligh”. Quattro canzoni del disco omaggiano infatti i libri dello scrittore Roberto Corbella: un esperto conoscitore del folklore varesotto e, più in generale, insubre (in cui “stroligh” e “strie” non mancano). Tra i racconti e le leggende raccolti dallo Scrittore troviamo infatti la vicenda della “Signora del lago”, della “Cà dul Barun”, e delle presenze, chiamate “i picchiatori”, che infestano una miniera. A queste storie sono dedicate, rispettivamente, le canzoni : “Lady of the Lake”, “Baron of Death”, e “The Mine”.

Oltre a ciò, cosa c’è ancora nel calderone dei “The Killerfreaks”? Sicuramente un po’ di sana autoironica caciara (guardate l’avviso in alto a destra sulla copertina); ma si tratta di una caciara costruita con intelligenza e inventiva. La canzone “Horns up & Videotapes” ne è un esempio con la sua schietta nostalgia per tanti film famosi degli Anni ’80. Nella canzone “In the Hall of the Mountain King” troviamo invece la personale rilettura di una composizione del musicista ottocentesco norvegese Edvard Hagerup Grieg, celebre per alcuni pezzi pianistici e per le musiche di scena del dramma “Peer Gynt”.

Prima di lasciarvi all’intervista sulla copertina del disco, composta dalle sgargianti grafiche del cantante della band Mefisto e dalle vivide foto di Victor Livesu, lasciatemi ancora un secondo per concludere con un’impressione…

Ricordate il “The Big Welcome” con cui Blackie Lawless della band americana “W.A.S.P.” invitava il pubblico a visitare “l’Electric Circus” che dava il titolo all’album del 1986? Sì?… Allora probabilmente apprezzerete i primi due brani di “A Load of Rott’Roll”, con cui i The Killerfreaks invitano ad assistere al loro “Freakshow”.

D’accordo, Blackie Lawless esordiva con: “Ladies and gentlemen, boys and girls,  and wild ones of all ages…”, mentre i The Killerfreaks con “Venghino, signori! Venghino!…” … però il divertimento al “Freakshow” è sempre assicurato come “all’Electric Circus”.
(Per gli “stròligh” ingresso a metà prezzo).


– Intervista a cura di Sara “Shifter” Pellucchi –
Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers! Iniziamo la nostra intervista con la prima domanda di rito: parlateci un po’ di come è nato il vostro progetto musicale!
Ciao e grazie per lo spazio che ci dedicate! The Killerfreaks nascono nel 2003 dall’ idea di Mefisto e Veleno (ex chitarrista e co-fondatore) di creare una band totalmente diversa dalle altre realtà locali, che fosse visibilmente eccentrica e che ricalcasse “l’esempio” di mostri sacri come Alice Cooper o Twisted Sister. Attorno al nome del gruppo vi è un concetto più profondo: “The Killerfreaks” vuol dire letteralmente “i fenomeni da baraccone assassini”, noi la intendiamo un po’ come “la rivincita dei reietti”, dei “mostri”. Quelli che magari anche solo per tatuaggi e capelli lunghi (o peggio, per un difetto fisico) vengono visti come “strani o diversi”. Il circo dei The Killerfreaks è quel posto ideale dove chi è “particolare” si sente a casa e libero di far festa. La band è composta da: Mefisto (voce), Mr. Hyde (basso), Five e Capitan Cianuro (chitarre) e Floyd (batteria).

Chi ha curato il vostro artwork? Potete descriverci la copertina e raccontarci come è stata elaborata la fotografia?
La foto è stata scattata dal nostro caro amico Victor Livesu. Il concept e la realizzazione grafica sono ad opera del frontman / deus ex machina / leader maximo / duce / operaio / schiavo / zoccola dei ‘Freaks: Mefisto, che ci ha costretti a stare ore in ginocchio (sui ceci) per farci mettere in quella posa ridicola (Stronzo. We love you). In pratica ci siamo noi in primo piano che ricalchiamo in una posa assai naturale (mortacci…) la locandina di “The Breakfast Club”, con sullo sfondo il tendone lugubre del “circo dei Killerfreaks” (nome con cui apostrofiamo i nostri show).

Dalla presentazione che ci avete fornito, la foto è un omaggio sotto forma di parodia ai film cult anni ’80 “The Breakfast Club” e “Non Aprite Quella Porta 2”. Voi stessi ci avete detto che con le vostre esibizioni folli e festaiole, coi testi marcatamente espliciti e le sonorità potenti dei vostri brani, cercate di essere un anello di congiunzione tra l’horror truculento e la spensieratezza dei teen movie anni ’80. È originale e curiosa questa descrizione, potete raccontarci qualcosa di più?
Certo, ti spieghiamo in breve. Il concetto è trasportare in musica l’atmosfera dei film horror di quegli anni, che rivisti oggi non fanno più paura, ma che anzi, divertono per gli effetti speciali kitch e le trame grottesche. Quindi ok per le tematiche horror, ma a cuor leggero. Per intenderci è noto per i nostri fans che principalmente parliamo di tre cose: sesso, zombie e…sesso con gli zombie! Se decidessimo di incupire le nostre sonorità e prenderci sul serio anche come attitudine (come purtroppo fanno in tanti pur cantando di draghi e barbari demoniaci che scorreggiano fiamme), a ragion del vero finiremmo per apparire tremendamenti ridicoli. Per esser presi sul serio bisogna sapersi prendere per il culo.
C’è qualche interpretazione ulteriore che avete dedotto dopo la visione di questi film citati? Anche da critici cinematografici improvvisati!
Non ci permettiamo di dire nulla su un capolavoro come “The Breakfast Club” tranne per chi non lo conoscesse, che è un film corale del 1985 diretto da John Hughes (già regista di altre commedie per teenagers come “Sixteen Candles” o “La Donna Esplosiva”), che tratta con serietà e intelligenza di problemi adolescenziali. Un film che dovrebbe esser visto in ogni scuola con relativo cineforum (forse più dai genitori che dai ragazzi). Per i cinefili amanti di quel periodo la posa dei cinque protagonisti sulla sua locandina è leggendaria. Che dire invece su “Non Aprite quella Porta 2”…Macello e tanta ‘gnuranza! Ha i toni molto più leggeri rispetto al primo e va visto e rivisto! Sempre stradivertente!

Il vostro video “Horns Up & Videotapes” è un chiaro tributo alle pellicole anni ’80 e ’90 come “Ritorno al Futuro”, “Ghostbusters”, “Rambo”, “Mad Max”, corredate anche da memorabilia vintage: il poster di Hulk Hogan, Alien… mentre voi siete truccati con un evidente e bizzarro face painting. C’è un collegamento tra tutte queste cose? Oppure riassumiamo direttamente con “Chiedilo al nostro DNA, perché ci trovi dentro tutte queste cose sempre insieme come He-Man e Battle-Cat?”
Il make-up è parte integrante della band sin dal primissimo concerto. Il video di “Horns Up & Videotapes” è stato la prima volta in cui appariamo ufficialmente senza make up… Pensa che è una cosa ormai tanto sentita che Mefisto era imbarazzatissimo al pensiero di apparire struccato! Ecco il link del video: The Killerfreaks – Horns Up & Videotapes
Quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica, o per la musica in generale oggigiorno?
L’immagine è parte dello show. Qualsiasi artista rock ha, o dovrebbe avere, un abito di scena, o perlomeno avere un attitudine rock nella vita di tutti i giorni, tale da potersi permettere di salire sul palco e trasmettere di essere in grado di mangiare il cuore al mondo. Ho visto band Heavy Metal (anche valide) con frontman dal capello corto e maglietta di Sponge Bob infilata nei calzoni. A meno che non sia una cosa voluta e si chiamino tipo “Sponge Bob Assault”, è ‘na roba che non si può vedere.

Quindi, che cosa volete trasmettere attraverso le immagini dell’artwork e con i vostri video?
Che il circo dei Killerfreaks è in città e siamo pronti a fare casino!!!

Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover?
(Mefisto) Credo di essermi avvicinato al Metal proprio per via di una copertina. Quando ero bambino, mio fratello aveva una t-shirt con l’immagine del singolo di “Can I Play With Madness” degli Iron Maiden, che mi inquietava molto (capisciammè: nel 1988 avevo cinque anni quando vidi la testa zombesca di Eddie, trapassata da una mano che gli asportava il cervello, con un cucchiaio che gli versava del miele nel cranio spaccato). Poi crescendo mi innamorai delle loro copertine e iniziai a chiedermi chi cazzo fossero ‘sti Iron Maiden. Il resto è storia.
(Mr. Hyde) “A Real Dead One” degli Iron Maiden.
(Five) “Are You a Rebel?” Degli Acid Drinkers.
(Capitan Cianuro) “Mechanical Resonance” dei Tesla.
(Floyd) Si, in effetti mi è capitato di comprare un disco solo per l’immagine della cover senza conoscerne l’autore: “Abigail” di King Diamond
Quali sono secondo voi le copertine dei dischi più belle? Facciamo tre copertine di dischi a cui dedichereste una sala del Louvre…
(Mefisto) Kiss “Destroyer”, Manowar “Fighting the World” e Pretty Boy Floyd “Leather Boyz With Electric Toyz”, per dimostrare che non è vero che il Metal è fatto di clichè!
(Mr. Hyde) Kiss “Psycho Circus”, Iron Maiden “Fear of The Dark” e Judas Priest “Painkiller”.
(Five) “Release from Agony” dei Destruction, “Dookie” dei Green Day e “The Wrestched Spawn” dei Cannibal Corpse.
(Capitan Cianuro) Axel Rudi Pell “Black Moon Pyramid”, Whitesnake “Lovehunter” e “Appetite for Destruction” dei Guns ‘n’ Roses (La prima versione)
(Floyd) 1- “Black Sabbath”, Black Sabbath. 2 – “The Dawn of the Black Hearts”, Mayhem. 3 – “Ummagumma”, Pink Floyd (fronte e retro).

Il vostro colore preferito e perché.
Eliotropo. Perchè non troverai nessun’altro che te lo nominerà. Mai.

I vostri artisti o fotografi preferiti, e un artista con cui vi piacerebbe lavorare in futuro per le copertine, se Mefisto non si arrabbia… un informatore (Paolo Crugnola) ci ha detto che le ha curate lui giusto?
Ciao Paolo! Come artisti preferiti a livello pittorico ti citiamo gli inarrivabili Boris Vallejo e Joe Jusko (oggettivamente autori di alcune delle più belle illustrazioni fantasy, oltre che di locandine cinematografiche e copertine di fumetti e band). Per il futuro però vorremmo continuare a lavorare con i nostri amici Victor Livesu e Gio Vaschi (l’autore del videoclip). Per le grafiche ancora non si sa, ma uno in mente ce l’abbiamo… Un certo Mef…
Una cosa che vorreste dire a chi ci legge e che non vi è stata ancora chiesta, libertà di espressione!
Mi raccomando: supportate le band che propongono brani originali! Abbiamo promosso (seriamente) un paio di eventi come tribute band di noi stessi (The Killerfisting)… Oh, secondo noi c’era un po’ più gente del solito!

Ultima domanda… Abbiamo saputo che il vostro cantante Mefisto ha un sogno nel cassetto fin dalla prima volta che ha visto il primo film di “Conan il Barbaro” interpretato da Schwarzenegger. Ce lo raccontate?
Eccomi… E che vi devo dire? Da ragazzino rimasi colpito dalla scena in cui Conan stende un cammello con un pugno… Lo cito anche nella prima strofa di “Horns up & Videotapes” (“When I was a child I wanted kill a camel with my fist like Conan the barbarian in his very first movie”). Io prima o poi almeno un alpaca la devo stendere! Ahahhahaha!!! Scherzo ovviamente!… Mh…