Anno d’uscita: 2016
Sito web: https://www.facebook.com/NorthernLinesTrio/
I Northern Lines sono un trio strumentale italiano dallo stile Progressive al quale si sommano influenze del Rock classico anni ’70: nelle loro canzoni si trovano ritmi complessi eseguiti con grande maestria, cambi di tempo e modulazioni memori tanto del Prog old school (Rush) che di quello moderno (The Aristocrats), il tutto reso con l’immediatezza di un sound e di un’attitudine settantiana (Led Zeppelin e Deep Purple) e la raffinatezza e la melodia dei Pink Floyd.

“The Fearmonger” è, in piena tradizione Progressive, un concept album e il tema che unisce le canzoni del disco è la morte. La copertina è stata realizzata da Alberto Lo Bascio (chitarrista della band), con qualche piccolo lavoro di post-produzione curato da Andrea Mammarella. L’immagine mostra in basso a destra il volto di un uomo (che ricorda vagamente quello di In “The Court Of The Crimson King” dei King Crimson) in due diverse posizioni contemporaneamente, di tre quarti e di profilo, e ognuna con colori differenti, mentre dietro di lui si agitano dei luminescenti e caleidoscopici tentacoli di luce e quelle che sembrano delle foglie; il resto dello spazio è occupato dal vuoto e da lettere dell’alfabeto ingabbiate e dalle varie dimensione che sembrano fluttuare nell’aria in modo aleatorio.
Il titolo dell’album “The Fearmonger” significa “venditore di paura” e si riferisce alla morte, tema unificante del concept. Proprio questo sentimento provoca l’espressione attonita del protagonista, che cambia colore, dall’incarnato naturale al viola, ed è interessante notare come con la colorazione normale della faccia il viola sia il colore dei suoi occhi, che si trasferisce nel volto di tre quarti che cambia anche gli occhi, ora azzurri: quello che captiamo con gli occhi si introduce nella totalità del nostro essere. Ma non è finita: l’azzurro degli occhi nel volto violaceo si trasferisce alla lingua perché, dopo essere stati travolti da emozioni forti, sentiamo il bisogno di esprimerle.

Ciò non è sempre facile, perché quello che vogliamo comunicare non sempre è compreso oppure siamo noi che non capiamo a fondo la realtà che ci circonda, non capiamo la morte perché non la conosciamo davvero e non sappiamo cos’è veramente: forse qui sta il significato del caotico avvicendarsi di lettere che non hanno alcun senso, almeno per la nostra conoscenza limitata. Ma è qui che si mostra la necessità dei traumi, grazie ai quali cresce la nostra mente, il nostro intelletto che si sforza di capire le cose ineffabili attraverso l’arte. I nostri limiti ci spingono a superarli e infatti, dietro il volto terrorizzato e dalla florida pianta delle creatività, si dipartono dei tentacoli che abbracciano, cercano di afferrare il significato nel mistero della nostra esistenza.
Nik Shovel