Dalla tesi di laurea magistrale “Estetica e immaginario Metal nell’arte contemporanea”
Anno d’uscita:
1985
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Celtic_Frost
“To Mega Therion” è il secondo disco del gruppo svizzero Celtic Frost, il quale, pur non potendo essere etichettato come Death o Black Metal, avrà notevole influenza su questi sottogeneri: l’atmosfera dei brani è cupa e tenebrosa, il sound è caratterizzato da chitarre pesantemente distorte, da una batteria martellante e da una voce rabbiosa, ruggente e dai toni gutturali. Anche dal punto di vista tematico questo disco precorre la future tendenze dei sottogeneri Metal più estremi: tra gli argomenti affrontati troviamo visioni esoteriche (Jewel Throne, Fainted Eyes), la fine del mondo (Dawn of Megiddo, Circle of the Tyrants), morte (North Winds) e occultismo (Necromantical Screams).

La copertina del disco è un’opera di Giger, “Satan I” (1977), dal carattere estremamente provocatorio: un’enorme e tenebrosa figura, che le corna identificano subito come Satana, si erge al centro della scena mentre tiene un Crocifisso nella mano destra e un’ostia nella sinistra; le braccia di Gesù sono unite da uno spago, che trasforma il simbolo della cristianità in una fionda puntata verso l’osservatore e l’ostia nel proiettile che sta per essere scagliato. Il Diavolo mostra anche tre code, ognuna delle quali ha un’estremità con diverse sembianze: quella a sinistra termina in un teschio urlante e scapigliato; quella destra è un serpente sprovvisto della mascella inferiore; quella più verso il centro, infine, termina in un teschio che indossa uno sfolgorante cappello a cilindro. Proprio dietro a quest’ultimo spunta, seminascosta per la consonanza cromatica con lo sfondo e visibile solo in parte, un’altra faccia. Sullo sfondo bianco fluttuano dei pugnali a forma di croce. Come è tipico nelle opere di Giger i colori si riducono al bianco e al nero, ma il sapiente utilizzo dell’aerografo consente di rendere in maniera estremamente precisa le sfumature e gli effetti di opacità, lucentezza e movimento (si vedano le onde create dal teschio con i capelli al vento).

La composizione è abbastanza bilanciata, sebbene il lato sinistro sia occupato da una coda soltanto e quello destro da due: la coda a sinistra, infatti, è più avanzata e la spalla destra di Satana è rialzata, mentre le code sul lato destro sono più arretrate (si capisce perché il teschio col cappello a cilindro sta dietro al braccio sinistro di Gesù) e la spalla sinistra di Satana è piegata e tendente verso il basso, in una posizione che ricorda specularmente quella del “Saturno che divora i figli” di Goya.Quale può essere il significato di questa disturbante opera d’arte? Forse Satana è una caricatura degli uomini di Chiesa che colpiscono i fedeli con il terrore dell’Inferno e riescono così a controllarli meglio, una condanna alla religione organizzata che incatena e soggioga le masse. Tale visione è rafforzata dalle tre code, che possono essere lette come una macabra Trinità, e dai pugnali a forma di croce, che infliggono profonde ferite interiori che non si possono rimarginare. In questo modo, la religione diventa complice del male che lei stessa dovrebbe combattere e assume, quindi, le sembianze del Diavolo, il quale si infiltra subdolamente tra le fila del suo acerrimo nemico (si noti che tiene l’ostia con un panno, è ancora qualcosa che gli è alieno).

Si potrebbe tentare, tuttavia, di dare una interpretazione meno semplicistica: Satana non solo dà l’ostia ma sta per fiondarla verso chi gli si para davanti. Chi accetta il corpo di Cristo rinuncia a Satana, ma questo atto è al tempo stesso un’ammissione dell’esistenza di Satana e, di conseguenza, del male. Proprio come la luce non avrebbe senso di esistere senza le tenebre, allo stesso modo il bene è affannosamente ricercato per fuggire dal male, che è molto più facile da compiere rispetto al bene (il titolo dell’album significa “la grande bestia” in greco antico – το μέγα θηρίον – e, infatti, la figura di Satana è gigantesca rispetto a quella del Crocifisso che stringe nella mano). Ciò potrebbe spiegare la simbologia dell’ostia fiondata. Ma l’uomo può davvero rinunciare al male, ignorarlo? La risposta di Giger sembra essere un secco “no”, anche se le intenzioni sono buone. I Celtic Frost, che nelle loro canzoni indagano l’occulto, sembrano dargli ragione, per ricordare che l’uomo deve conoscere a fondo l’oscurità prima di poter trovare la luce.
Nik Shovel