Anno d’uscita: 2013
Regia: Denis Villeneuve
Ogni testa è una piccola-grande città. Con le sue vie, i suoi cunicoli, i suoi spazi. Ci sono costruzioni che creiamo, che arredano e rendono tutto più bello ed ospitale, ma ci sono anche le piazze deserte e i sovraffollamenti come pensieri ammassati che creano una grande confusione. Abitazioni abbandonate ed edifici incompleti. Diramazioni dei nostri recettori che scindono e separano la personalità esterna dalla nostra natura interna. Un insieme di ragnatele che portano nei più nascosti sobborghi del nostro “Io”, e a volte finiscono davanti a muri che chiudono le strade. Ci si ferma e si deve tornare indietro, per non perdere il senno.

La locandina del film “Enemy” diretto da Denis Villeneuve si focalizza su una immagine esplicita e concreta, e mostra al pubblico molto più di una città: una vera e propria metropoli, esattamente quella di Toronto in cui è girata la pellicola. Si riconosce la CN Tower, la Royal Bank Plaza e il First Canadian Place. È fuligginosa e annebbiata. Dal cervelletto alla fronte dell’uomo in foto si ergono grattacieli, costruzioni, case “inseppiate” in questo giallognolo cielo. La testa chinata del protagonista, (o dovremmo dire dei due protagonisti?) che fa da fondamenta indica la riflessione, che in questo film cerca in tutti i modi di martellare con segnali espliciti ed impliciti il personaggio sdoppiato che Jake Gyllenhaal interpreta. Non notiamo solo edifici ma in tutta questa staticitá di ordine e silenzio opprimente si erge un grande ragno che sembra parte integrante del paesaggio. È la famosa scultura dell’artista scomparsa Louise Bourgeois, intitolata “Maman”. L’opera d’arte si trova proprio nella capitale del Canada.
Contrariamente a quello che si può pensare, il suo scopo non è incutere timore ma bensì comunicare amore e riconoscenza. La scultura infatti è un omaggio alla madre e vuole trasmettere forza e protezione. L’aracnide riconduce alla tessitura, all’intelligenza, alla pazienza ed è una figura amichevole, in quanto preserva noi stessi dalle malattie perché si nutre di zanzare e insetti nocivi. Il ragno è ricorrente in “Enemy” ed è un indizio importante che viene ripetuto nel film sotto forma di metafore. È raffigurato in forme primordiali, stereotipate e simboliche, come se il regista stesse chiedendo allo spettatore di partecipare alla storia che si sviluppa, per scovare il vero significato di questo riuscitissimo thriller psicologico.
Nel lungometraggio l’aracnide è indubbiamente una figura femminile. Anzichè essere manipolatrice e pericolosa ha la funzione di coerenza atta a tenere le redini mentali di Adam e Antony, cercando di direzionarle nella giusta strada. Il ragno sta nel mezzo dei due mondi mentali immaginati da questi due caratteri; la metropoli divisa da questa installazione che si innalza come unica certezza e unica verità: la moglie, futura madre che tutela la sicurezza del proprio nido famigliare.
Sara “Shifter” Pellucchi

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: