Seppure difficile definire la Svezia del 1978 come già introdotta in un’ottica Post Punk – ancora legata musicalmente al neonato Punk – si ha la percezione, a livello estetico, di un’idea e di una ricerca che spazia dal vintage al futuristico, dalla distruzione all’arte. Il senso di malinconia – sbiadita come le copertine di quell’anno – invero marchiano a fuoco una personalità tutta svedese, una trasposizione della noia e dell’anti-machismo incredibilmente piatta; come se tutto quel che accade nel presente fosse già un ricordo. Un ricordo lontano. Harpo, artista Pop di Bandhagen, forma gli Zeppo & The Zepp-Zepps in quell’anno per soli due brani che, con i loro titoli (soprattutto la side b), inquadrano un dilemma che portò alla nascita del Post Punk, alla presa di posizione di artisti che non si accontentavo dei temi distruttivi dei Sex Pistols: Ode To Johnny Rotten e I’m So Bored. Insomma la Svezia percepiva quale fosse la strada per un dopo-punk, ma ancora non riusciva del tutto ad intraprenderla/metabolizzarla. L’importanza di quell’anno sta invero nelle innumerevoli forme grafiche con cui le copertine vengono costruite. Non solo quindi fotografie alla maniera Pop di un quindicina d’anni prima, ma anche un forte uso del disegno con chiare connotazioni “wierd” che si svilupperà con forti risultati l’anno successivo.

1978: Il disegno impazza.
Nel 1978, in Europa come negli USA, si diffuse in ambienti Punk/Post Punk l’uso del disegno, sia nella totalità della copertina (compreso il nome della band ed il titolo del disco), sia coadiuvato da fotografie. Pure nella penisola svedese il trend è stato il medesimo, con lavori che si accostano per lo più al fumetto. Sarà proprio il caso dei The Push – gruppo dal sapore classico Punk inglese poi passati al Reggae/Ska – a fare del genere fumettistico un modus che li accompagnerà per tutta la loro breve carriera discografica. Utilizzando quella che sembra un’illustrazione 60’s alla Roy Lichtenstein per il loro singolo Love U/Zip Demon, la band di Perstorp sintetizza perfettamente la sua melodicità Punk con una forte connotazione Rock-n-Roll. Si potrebbe anche insinuare che la loro deriva Ska fosse già profondamente visibile nell’estetica messa in gioco in quell’anno, come se nell’aria aleggiasse già quello spirito.

“I am Mizz Nobody, living nowhere”
Eva Brusquini, in arte Mizz Nobody, solista prima di fondare i Kabinett Död di Malmö (presumibilmete anche la città della Brusquini), mette in scena – nella sua unica pubblicazione – un Punk fumoso e denso, impastato nella cornice di basso poderosa di Peter Ahlberg dell’ipotetica band dall’acronimo Hass’P, insieme alla batteria di Lars Peter Schuler e la chitarra di Thomas Holst. La “signora nessuno” con gli occhi nascosti da una fascia (si ritorna alla prima parte di questo speciale L’estetica Post Punk svedese – prima parte), si staglia sopra un palco a ridosso del solito muro di mattoni (L’estetica Post Punk svedese – prima parte). Distende il suo braccio nella parte sinistra della copertina e sembra che dalla J di Ganja, malamente colorata con un indelebile, compaia un ago di una siringa e la A cola sul bicipite come un copioso rivolo di sangue. I punti forti come la siringa ed un possibile laccio emostatico vengono mistificati, coperti come sono coperti gli occhi di Eva. Front cover disegnata dalla stessa Eva Brusquini.
1978/1979: Back to Pop
Se è vero che la linea che ha collegato il Regno Unito e la Svezia è sempre stata molto chiara per quel che riguardava il Pop negli anni 60, lo è stata anche nel periodo Punk/Post Punk, dove le band seguitavano a percorrere una strada retrò ed elegante. La penisola però ha sempre avuto un’estetica propria, fortemente malinconica e con un senso proprio del “cool”.  I Kriminella Gitarrer, formati a Klippan nel 1977, già dal nome che verosimilmente è traducibile come “Chitarre Criminali”, hanno cercato di ritagliarsi uno spazio come “cattivi”, almeno a livello estetico. Se nel 1979 con il loro singolo “36 Patroner” esplicitavano il senso di “gangster” con un mezzo busto armato di mitra (perfattamente in linea con i polizieschi del periodo), l’anno prima si accostavano più ad un’idea glamour, diciamo vicina al Pop dei 60’s. Nella copertina di “Silvias Unge” infatti, i Kriminella sembrano più dei ragazzi di campagna, difficilmente accostabili ad una  band Punk molto vicina all’Hardcore; sembrano più un gruppo Pop come The Shakers, The Shanes o i Gent, gruppi svedesi di una quindicina di anni prima, intrisi esteticamente di malinconia.
Di tutt’altra risma la band di Gustavsberg conosciuta come Noice. Di stampo decisamente più Punk nell’abbigliamento rispetto ai Kriminella o ai Göteborg Sound – soprattutto nel primo singolo “Tonårsdrömmar“- i Noice si indentificano nella moda che aveva preso piede nella terra di Albione con gruppi che dell’eleganza strampalata facevano bandiera, come in alcuni casi i Sex Pistols e i 999 che uscirono nel 1978 con l’omonimo album, stampato pure in Svezia. “Television” del 1979 esce come qualcosa però di completamente dicotomico rispetto all’immaginario Punk/Post Punk mondiale. I vestiti sono le solite camicie fuori dai pantaloni con le cravatte corte ma, completamente in bianco con le loro capigliature biondissime, spazzano via un immaginario scuro, drammatico e duro; come dei Joy Division dei cieli, in un vicolo che sembra un ghetto o una caserma. La voce adolescenziale di Hasse Carlsson chiude un bel quadretto su una band giovanile, dai vari costumi, a volte ricicloni ma con tanta personalità.
1978/1979: A tutto weird!
Trovarsi un semaforo piantato ad un incrocio, alto svariate decine di metri, con capelli a banana che urla “io sono il semaforo”, potrebbe far pensare che i Kung Tung (Re Tung) siano un gruppo demenziale, portato alle stranezze; infatti è così. Che forse “demenziale” non è il termine corretto. Il tono da commedia del cantato di Thomas Stålberg, la foto storica dell’album “Det är ett kort liv – Det är våra liv!” (Si tratta di una breve vita – è la nostra vita!), con i due capelloni biondi – uno quasi a mimare un possibile Ozzy – fanno pensare ad un gruppo invero intelligente, musicalmente preparato e sì, sapevano come divertirsi. Non mancano infatti i riferimenti musicali ai Black Sabbath e al Blues Rock, tanto da esularli dal giro di questo speciale, ma l’importanza della band che è riuscita in maniera magistrale ad utilizzare stilemi vari gravitanti al Rock, con un’attitudine Punk, li fa entrare di diritto. L’illustrazione di “Jag Är Ett Trafikljus” – appunto quella col semaforone – è disegnata dallo stesso Thomas Stålberg, o Thomas Svensson a seconda delle occasioni, e sembra dire (il semaforo, non Thomas): c’è bisogno di una regolata!  Che poi Stålberg era pure nel 1979 nell’unico disco dei Bröderna Lönn. Un po’ mielosi, con una copertina che, per carità… giudicate voi!
Esteticamente più strambi, i Fiendens Musik (musica nemica) – originariamente una cover band – partirono nel 1978 in modo aggressivo con un anfibio in primo piano dal titolo “En spark rätt i skallen” (un calcio dritto in testa), per poi percorrere un sentiero sempre strafottente ma ilare e grottesco, quasi satirico.  Anche la musica del primo singolo era più cruda, scarna e graffiante; un calcio dritto in testa. Il terzo 7” disegnato da Thomas Ruuth crea un’inizio per la band di Lund nel rappresentare le proprie opere con disegni che addolciscono per così dire il contenuto, e almeno a livello estetico ne danno un’immagine meno rude, quasi non-punk ma più “art”; i Fiendens Musik assomigliano più ad una Power Pop band con questa copertina tipicamente 70’s. Nel retro del singolo/EP, un ombrellone sdraiato in un prato lascia scoperte delle scarpe da donna, quasi a lasciar immaginare un album Pop o al massimo Jazz bianco. Questa volta i “sette” sul retro dell’album omonimo, fotografati in posa analoga al disegno di Thomas Ruuth, fanno da contrapposto alla front cover composta da Grupp Fem e Karl Jönsson, in quello che sembra una scenetta sulle prime divertente, poi grottesca. Un classico poliziotto baffuto che compie il girotondo sottobraccio ad una ragazza senza volto, in un paradiso fanciullesco con il verde prato, l’azzurro cielo ed un bianco di nuvole o di ignoto. Sembra essere una chiara polemica, tutto meno che esilarante; mentre la musica inizia a farsi più interessante, più nuova e “raffinata”. La copertina si potrebbe sintetizzare come il titolo del secondo brano “Mer Eller Mindre (Mot Din Vilja)” (più o meno (contro la sua volontà)) e tante altre cose.
Alberto Massaccesi