Anno d’uscita: 2004
Regia: Michel Gondry
I ricordi, i fotogrammi che compongono la nostra mente e invadono i nostri pensieri senza mai chiedere il permesso. Noi siamo la nostra memoria. Siamo un cumulo disordinato di immagini proiettate nella pellicola della nostra storia, e questo più che mai riesce ad essere così ben rappresentato come in questo film. Maccheronicamente tradotto in un frettoloso italiano, “Se Mi Lasci Ti Cancello” (che in originale sarebbe “Eternal Sunshine of The Spotless Mind”, estratto da un verso dell’opera Eloisa to Abelard) è l’emblema delle fotografie strascicanti e convulse di una delle più belle e impresse storie d’amore rappresentate al cinema. Così come per i protagonisti Clementine e Joel. Anche noi abbiamo immagini offuscate di sequenze che riaffiorano prepotentemente mentre dormiamo invadendo i nostri sogni. I nostri subconsci inquieti, e lontani. Il poster ha la scenografia di una distesa di ghiaccio. Che mette i brividi solo a guardarlo distrattamente. Un freddo fastidioso. Un freddo umido, insidioso, come il freddo del mattino. Il freddo del cuscino su cui poggiamo perché non ci fa riposare. Come freddo è il corpo assente di ricordi. I protagonisti qui sono sdraiati e sembrano perfettamente a loro agio; si guardano, ma non si abbracciano. La ragazza dà l’impressione di essere più emotiva, e cerca complicità nello sguardo di lui, che timidamente sta sulle sue. E sotto di loro l’incertezza che tutto si sgretoli e diventi acqua. Il ghiaccio comincia a spaccarsi. Anticipando una fine incerta. Come finirà? Si allontaneranno andando alla deriva perdendosi o si tufferanno insieme in un unico abbraccio per rimanere a galla? Eppure due personalità così diverse, potrebbero mai stare insieme? I colori dividono ulteriormente i caratteri di entrambi; Kate Winslet è l’arancione: un colore vivo, dinamico e espressivamente egocentrico, come la tinta del suo nome riportata in alto. Il blu e l’arancione se la giocheranno spesso su di lei, alternandosi a volte sui vestiti, altre volte sui capelli. Un temperamento brillante e incantato che si scontra con la timidezza blu di Jim Carrey, avvolta in un distaccato azzurro, tremendamente realista e conscio, come il fatto che potrebbe accadere, come i suoi vestiti dai colori neutri.Il viso di Joel è ripreso più grande nell’angolo in basso a sinistra, che con i suoi occhioni assiste da spettatore passivo su quello che succederà. Rappresentato dal naso in su, traspare molto bene tutta la sua testa, luogo in cui accadranno le vicissitudini del processo di rimozione dei ricordi di lei. Anche lui nella pellicola è una sorta di spettatore che lascia sconvolgere il suo passato da agenti esterni, e volontariamente. O forse volontariamente non lo vorrà più. Come il pubblico al cinema che non può intervenire, lui può solo osservare. E aspettare il risultato finale della storia. I ricordi non nascono per caso, sono il dito puntato contro le scelte che abbiamo fatto o che sono state scelte su di noi. E il pendolo che ruota sul nostro senso di colpa sarà impresso per sempre, in questi irraggiungibili ricordi. Eppure, anche se a volte sembra che qualcosa non è destinato ad andare, il cuore la fa da padrone e ci orienta nuovamente su quella buona via che sente propria. Anche se può apparire inospitale riposarsi su una superficie gelata e scivolosa, bisogna ricordasi che i sentimenti, se sono puri riusciranno ad alleviare il freddo e a riscaldare un nido per due persone che se pur diverse hanno il loro animo d’amore sincero.
Sara “Shifter” Pellucchi

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