Anno d’uscita: 1980
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Bob_Marley_%26_The_Wailers
Uprising” di Bob Marley & The Wailers avrebbe dovuto essere il secondo capitolo di una trilogia, cominciata con “Survival” e che si sarebbe conclusa con “Confrontation”. La morte prematura di Bob Marley nel 1981 ruppe il giocattolo perfetto e il terzo disco uscì postumo nell’83 con materiali inediti precedenti ai primi due album. “Uprising” è un disco di mezzo e in copertina mostra una sorta di risveglio del cantante giamaicano. Sotto il nome della band vediamo il sole sorgere da dietro delle verdi colline. Potrebbe essere un tramonto, ma non lo è. Lo si capisce dal protagonista, lo stesso Bob Marley, raffigurato al momento del risveglio mentre si stiracchia. Il cantante sembra quasi fare il segno della vittoria, citando, forse involontariamente, un detto dell’Africa Occidentale: “Oggi sorrido perché sono vivo”. Il sole sorge e Bob è ancora tra noi, pronto a cantare la sua visione del mondo. Cosa ci propone? Una rivolta. La parola “uprising” difatti appare rossa sotto il suo torso, formata dai suoi lunghi dreadlocks neri. La capigliatura che rimanda alla tradizione rastafariana, grazie principalmente a Bob Marley, sarà destinata a diventare dagli anni ottanta in poi una moda del ribellismo giovanile e non uno stile di vita religioso. I dread saranno giusto uno modo di portare i capelli, come può esserlo una cresta per i punk o i piercing e i tatuaggi per altri. Nei dreads di Marley c’è la sua ricerca spirituale e il suo credo politico, che chiama a una rivolta fatta d’amore per il prossimo e di rispetto per la natura. Questo messaggio dopo la morte dell’artista reggae verrà trasformato in merchandising. Il tradimento portato dall’industria discografica al pensiero di Marley non cancella però il suo sincero e ingenuo impegno civile, ben raffigurato sulla copertina di “Uprising”.
Leonardo Marzorati