Anno d’uscita: 2015
Sito web: http://www.deviatedamaen.net/
Le camminate nelle città, nei luoghi storici che hanno fondato le basi delle più grandi civiltà. Da Pompei ad Atene, Sparta, dall’Egitto a Roma. Secoli di vittorie, di espansioni che oggi ricordiamo con nostalgia abbinata a fierezza, l’uomo ha vissuto grandi sviluppi e grandi vittorie. Nei giorni nostri a volte possiamo solo camminare su quello che fu una volta il nostro impero, e conoscere la sua storia, perché la maggior parte del tutto è ormai stata contaminata dal consumismo, dai valori effimeri e dal progresso perverso lontano dal buon senso. Passeggiando con le mani indietro da osservatori, ci si può perdere dinanzi a così tante testimonianze che perdureranno nei secoli. E con la testa all’insù si incontrano capitelli, arcate e… visi di statue; rappresentanti valorosi condottieri, re, o personaggi importanti, per commemorarne il passato. Nella copertina dei Deviate Damaen la fotografia che ci si trova davanti omaggia il concetto di venerabilità delle vecchie glorie. La trasposizione del soggetto marmoreo è posta verso il nostro stesso livello: il busto della statua di Ottaviano Augusto viene avvicinato al viso di Laerte, uno dei componenti del progetto electro-rock. La sensualità di un bacio concentrato sulle labbra diafane dell’imperatore romano trasmette un desiderio dei sensi, anche alquanto erotica, ma comunque fiera e trascinante. Il busto è gelato e marmoreo, i classici lineamenti romani imperturbabili e senza espressione ricalcano la staticità del suo potere che ha fatto segnare la celebrità di uno dei regni più longevi del mondo. Anche la sua autorità non pare sciogliersi nemmeno di fronte a un bacio passionale, contrastato dal colore roseo della pelle e i morbidi muscoli del braccio che sostengono la testa di Augusto. Lui è. È stato. Imperturbabile. Per sempre tutto d’un pezzo nella sua maestosità. Di profilo, seppur esista la carne contro la pietra, il tema della somiglianza è senz’altro sovrano: in 3000 anni, il giovane Laerte, non ha perso somiglianza rispetto al busto di un antico Romano. Oggi, terzomondisti, mondialisti e radical-chic vari, odiatori del senso di appartenenza, puntano a scardinare tale bellezza per instaurare un meticciato piatto, grigio e obbediente. La carica erotica, le nostre forme, la nostra potenza membrile espressa nell’album vogliono essere lo sfrontato antidoto al nichilismo triste e bigotto, ostile alla carne in quanto simbolo di fertilità e ribellione (nota di G\Ab). La copertina quindi rievoca la romanità, il simbolo di virilità e potenza per eccellenza. Baciando il proprio predecessore di tante gloriose imprese è come baciare sé stessi, vissuti in un’epoca passata e ormai lontana. Alcuni punti di questo concetto sono scritti sul corpo di Laerte, come un tatuaggio portato addosso per ricordare e non distrarsi mai da questo credo. Un ritorno alle origini, fiero, senza dimenticare da dove siamo venuti e la grande potenza che ha anticipato il nostro mondo ormai sporco, che ha perduto le naturali basi dell’essere autentici e del concetto di “bello”. Al centro vi è il titolo del disco: “Kiss” scritto al contrario. Per la lettura nel giusto verso è necessario porsi dinanzi allo specchio; quindi il riflesso della nostra figura dà ulteriormente lo sprono a venerarci, ad osservarci, ad amarci. Stampando sulle nostre labbra separate solo dal vetro, il bacio: un gesto di venerabile stima e passione.
Sara “Shifter” Pellucchi