Anno d’uscita: 1988
Sito web: 
http://www.chinaskyrocks.com/
Correva l’anno 1988, periodo di grazia per quella che i posteri considerarono successivamente la golden era del rock melodico e di tutti i suoi generi limitrofi, stili musicali in grado di dominare le charts discografiche di almeno un decennio, e che insieme a movies, anime e cartoons, contribuirono a creare il mito di quello che, tutt’oggi, viene ricordato come un universo ed un’epoca unica ed irripetibile: il magico universo degli 80’s. Entrando più specificatamente nel mondo del rock patinato e di classe, risulta difficile non parlare di un vero e proprio titolo di culto dell’epoca, quel “China Sky” destinato a trasformarsi negli anni a venire in raro ed ambito oggetto di collezione per tutti gli amanti del genere, in particolare per la sua release in formato cd: gemma ed ambito trofeo di puristi ed incalliti collezionisti del genere, ma anche triste titolo enormemente diffuso tra i falsari ed i contraffattori siti in diversi mercati europei. Quello che colpisce di China Sky, tralasciando la propria intrigante genesi sonora nata dalle costole dei leggendari southern rockers Molly Matchet (con Bobby Ingram a rappresentarne l’elemento di fusione) e completata dalla superba prova vocale di un allora giovane Ron Perry, è un artwork di copertina affascinante e tronfio di dettagli, un vero e proprio dipinto tramutato in grafica da LP in cui sembra essere rinchiuso un intero mondo di simboli e particolari, la cui visione d’insieme restituisce un risultato tanto sbalorditivo quanto ammaliante. Se infatti ad una prima e disattenta visione d’insieme l’occhio viene catturato da un viso di quello che sembra essere un robot dalle fattezze femminili, è con una più mirata ed attenta analisi che la cover restituisce tutto il suo reale potenziale: le meccaniche robotiche sono infatti miscelate ad ingranaggi da mastro orologiaio, con i quadranti a rappresentare gli occhi della figura “umanoide”. Ai lati del capo due Ibis, uccelli sacri nell’antica cultura Egiziana, venerati per la loro opera di “ripulitura” di pesci e rettili durante i periodi di maggior secca del Nilo (momento in cui parte delle acque tendevano a ritirarsi), mentre nella zona alta, quasi fosse un diadema, una falena, altro profondo simbolo esoterico legato alla trasformazione e alla metamorfosi. La scatola cranica viene invece rappresentata da una sfera blu, quasi una riproduzione stilizzata del pianeta terra con le sue diffuse distese oceaniche, il quale viene a sua volta solcato da due minuscoli oggetti bianchi, la cui tipica associazione di idee tende pressoché immediatamente ad affiliare a mezzi di locomozione quali navi o ad aerei. Nel centro, a tracciare quasi un solco divisorio tra le meccaniche di arte orafa ed il resto degli elementi, alcune storiche costruzioni di umana concezione, tra cui spicca al centro quella che sembra essere una trasposizione grafica della antica Cupola di San Pietro, uno tra i più noti simboli religiosi del mondo intero: un ulteriore dettaglio forse inserito per dar vita ad una sibillina e potente metafora, con tutta probabilità legata alla mutazione robotica dell’essere umano e della sua misticità interiore. Una trasformazione idealizzata in un periodo storico fortemente caratterizzato da un marcato incedere tecnologico, il quale lasciava presagire ad incerti scenari sul futuro dell’umanità e dell’essere umano in quanto entità libera, come ben mostrato anche in diverse pellicole cult di quell’epoca come “Terminator” o “Blade Runner”. Quello dell’omonimo debut album dei “China Sky” può quindi essere considerato un artwork di copertina magistrale, accattivante e profondamente iconico, un vero e proprio ritratto di grafica estrazione contraddistinto da un messaggio fortemente simbolico figlio di tre decadi or sono, perfetto escursus del pensiero umano ancorato ed incastonato in un determinato lasso storico. Un vero e proprio affresco digitale, quasi a rappresentare un’unione di adulterina estrazione tra il “sacro” della pittura classica, ed il “profano” della grafica informatizzata.
Pierpaolo “Zorro11” Monti