Anno d’uscita: 2002
Regia: Christopher Nolan
Si può vivere con un senso di colpa ma non si può vivere senza dormire. È una deduzione scientifica che si basa su una condizione prettamente fisica e non psicologica. Fino a quando l’anima non crolla e si fonde con l’angoscia che risale dal basso ventre fino al cervello. Come se gli occhi diventassero profondamente miopi fino a perdere del tutto il senno. Il film “Insomnia” che uscì successivo al primo lungometraggio di “Memento” parla sempre di perdita, di quel sospeso che si interseca tra verità, ragione e memoria. Nolan fa emergere il tormento del protagonista che riesce ad ossidare e rapire l’attenzione dello spettatore. Siamo in Alaska, una terra desolata e inospitale dove il bianco, il freddo, la nebbia e la neve primeggiano per quasi tutte le stagioni. Un luogo lontano in cui spesso i protagonisti dei film si rifugiano per scappare da qualcosa; come se il silenzio delle lande desolate fungesse da deterrente per ammutolire i propri rimorsi. La locandina è per la maggior parte della sua area nera come la notte, fatta eccezione per la parziale illuminazione dei visi dei personaggi. Dal basso notiamo Robin Williams che interpreta lo scrittore Walter Finch che mira gli occhi direttamente su chi guarda. Ha uno sguardo analizzatore e preciso, come esattamente è il suo personaggio. Metodico e calcolatore, come se stesse già studiando la prossima mossa senza batter ciglia. Al centro vi è Al Pacino, che fa la parte del poliziotto Will Dormer, le cui pupille sono coperte da un paio di occhiali da sole. Una protezione vana dalla luce diurna che non lo farà dormire. In estate l’Alaska è un giorno perpetuo, dove il sole sorge alle 3 del mattino e tramonta a mezzanotte inoltrata. L’illuminazione è uno spettro che non conosce riposo, se non per due ore soltanto.

Dormer cerca in tutti i modi di sconfiggerlo ma la luce troverà sempre una via di fuga, riflettendosi sui visi nel manifesto, il bagliore sembra proprio che fuoriesca lateralmente dalle tapparelle sulle finestre. Lo illumina per una minima parte ma abbastanza da essere un fastidio insopportabile. Un flash di luce che perfora la sua testa. Sarà un incubo ricorrente per il poliziotto che cercherà in tutti i modi di coprire, ma invano. Per riposare al buio, come un infinito inghiottitore dell’inquietudine, che possa far disconnettere la coscienza. Dopo il sonno risveglio è durissimo e la materializzazione del giorno è la totale manifestazione della realtà, che senza dormire in questo caso non cessa di farsi sentire e di essere presente. Impossibile dormire, impossibile riposare e sarà impossibile non perdere il senno. “È dura quando non si dorme, si cominciano a vedere strane cose”. Ci si metterà pure Finch ad ostacolare il riposo, con le sue ciniche telefonate. La pace arriverà solamente con la consapevolezza dell’azione rappresentata nell’immagine sopra Will, dove è raffigurato con il corpo senza vita del suo collega Hap Eckhart, totalmente illuminata, coperta solo da una lieve foschia tipicamente alaskiana. La sua presenza all’apice della locandina è come un cappio che pesa sopra la testa. Una sentinella che riuscirà a prendere il colpevole facendolo dormire in un lungo ed eterno sonno.
Sara “Shifter” Pellucchi

 

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