Anno d’uscita: 1919
Regia: Robert Wiene
Nel 1919, con “Il Gabinetto del Dottor Caligari”(Das Cabinet des Dr. Caligari), l’espressionismo tedesco passa ufficialmente dalla tela alla pellicola. Il film di Robert Wiene trasporta nella settima arte la corrente pittorica che lasciò maggiormente il segno nella Germania degli anni dieci. La locandina originale tedesca è un vero e proprio quadro espressionista, con echi di simbolismo. Sembra di essere davanti a una tela di Ernst Ludwig Kirchner, fondatore del gruppo pittorico Die Brücke. Un cielo caldo, rosso, si scontra con un paesaggio tendente al blu, colore freddo per antonomasia. La scena ritratta è quella del rapimento, per opera del sonnambulo Cesare, della bella protagonista Jane. Lei è distesa, con la nuca rivolta verso il basso. Ricorda le femme fatale dell’arte simbolista dipinte da Franz von Stuck. Cesare le sta a fianco, mentre le tasta la spalla con la mano sinistra e la osserva con occhi diabolici. Si percepisce il carattere negativo del personaggio, vestito di nero, mentre la ragazza indossa una tunica candida. Non c’è però violenza, tanto che il sonnambulo sembra stia sincerarsi delle condizioni della sua vittima. È un gesto delicato, che quasi anticipa uno dei colpi di scena che avrà la storia. Un lampione e degli alberi stilizzati danno anima a uno spoglio e angusto paesaggio. Dal lampione acceso capiamo che è notte. È però una notte quasi onirica, dalle dimensioni contorte, che portano uno squilibrio allo spettatore. La strada percorsa dai due protagonisti ha una prospettiva distorta, che ci ricorda le opere metafisiche di De Chirico. Lontano, in cima alla strada, si intravede il dottor Caligari, con il suo vistoso cappello a cilindro. È solo una sagoma nera all’orizzonte, i veri protagonisti della locandina sono Cesare e Jane. In caratteri quasi runici nel cielo rosso, leggiamo in giallo il titolo dell’opera. In basso, in uno stampatello più tradizionale, ci sono i nomi del regista e dei principali interpreti. Già dalla locandina percepiamo un senso di disagio che ci invita al film. È un vero e proprio quadro espressionista, che dà ulteriore pathos a un capolavoro del cinema qual è “Il Gabinetto del Dottor Caligari”.
Leonardo Marzorati