Casa editrice: Silele Edizioni
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“Le Strade Dei Pellegrini” è il secondo romanzo appartenente al ciclo “La Colomba e i Leoni” ambientato nel periodo della Prima Crociata. Mentre le vicende del primo romanzo si svolgevano nel mondo musulmano del secolo XI, qui la storia si sviluppa sulle strade della cristianità, e nello specifico quelle dei grandi pellegrinaggi religiosi in Europa. Il personaggio raffigurato è un cavaliere crociato, e uno dei personaggi della saga, ovvero il fiammingo Geoffroy de Saint-Omer. Egli campeggia nella copertina in quanto è il protagonista attorno a cui ruotano tutte le sorti dei suoi comprimari. I colori scelti sono volutamente freddi: verde per il prato e azzurro per il cielo, e proseguono nello sfondo per conferire continuità al soggetto. Il disegno è stato eseguito a intersezioni di linee, in modo che uomo e animale si completino come avveniva per il guerriero e la sua cavalcatura che diventavano una macchina da battaglia. L’acquarello è stato realizzato in un formato di grandi dimensioni (53×32) da Maurizio De Rose che, oltre a essere un acquarellista, realizza anche abiti per rievocazioni storiche. Con la riduzione delle dimensioni e con la saturazione dei colori, si è voluto evocare anche l’idea di una vetrata (mentre, nell’originale, la composizione ha tinte delicate).

Il cavaliere è colto nell’attimo in cui il suo cavallo ha arrestato la marcia e ha alzato la zampa destra, inclinando il collo. La posa dell’animale, come pure lo sventolio dello stendardo con la croce, il mantello che si apre come una corolla, i capelli biondi che fluiscono liberamente, la coda attorcigliata del cavallo conferiscono movimento alle due figure, pur statiche, come se un vento le avesse investite e cristallizzate nell’attimo. Un giro di castelli, chiese e palazzi parte dalla mano dell’uomo come negli affreschi medievali e rinascimentali dove il committente veniva raffigurato con il modellino della chiesa o del santuario che intendeva offrire al proprio santo di riferimento o alla divinità stessa. Il giro degli edifici simboleggia il viaggio che parte dall’uomo e ritorna all’uomo stesso, poiché nel Medioevo ogni viaggio autentico aveva il suo compimento nel ritorno, arricchiti o comunque trasformati. Allo stesso tempo, il tondo azzurro che circonda la testa dell’uomo suggerisce santità. La figura contiene dei piccoli segreti, percepibili a un osservatore attento: l’uomo porta la spada sul fianco destro non affinché sia visibile allo spettatore ma perché il personaggio è mancino. Un cartiglio con una scritta in latino (Nihil est sicut apparet, Niente è come appare) reca il motto del cavaliere.
Cristina M. Cavaliere