Casa editrice: Edit@ Casa Editrice & Libraria 
Sito web: 
http://www.edizioni-edita.it
Un figlio del mare. Figlio di una città martoriata dall’inquinamento da parte delle grandi industrie, tutte concentrate in una fascia territoriale, dalle bellezze mozzafiato, violentata da poteri che avvolgono con i propri tentacoli, in spire mortali, le vite di bambini, giovani, adulti, anziani e persino di esseri mai nati. Dalla vittoria sulla malattia, il cancro, nasce il desiderio di condividere – quasi terapeuticamente – il dramma superato da un adolescente tarantino, raccontato da sua madre, per esaltarne l’eroicità e incoraggiare altri possibili futuri combattenti a non perdere mai la speranza. Per l’immagine di copertina l’autrice non ha dovuto scomodare nessun artista, perché a Taranto l’artista è la natura: sabbia finissima, mare cristallino, orizzonte dalle mille sfumature oltre cui guardare con ottimismo e coraggio. Senza il mare chi vi è nato vicino non può vivere, senza il mare il protagonista è dovuto restare per un anno intero a causa delle cure chemioterapiche e degli interventi subiti. Ecco perché la prima volta dopo tanto tempo meritava di essere immortalata, con tutte le emozioni che si portava dietro. Ecco perché l’autrice ha avuto fin da subito chiara l’idea di farne la copertina del suo romanzo. È simbolo della vittoria sul male, come l’acqua è simbolo di rinascita. Lo sguardo verso l’orizzonte, ancora illuminato dal sole, esprime il desiderio di ricominciare a vivere come e, anzi, meglio di prima con determinazione e con la certezza che, avendo superato un ostacolo così enorme, niente è più spaventoso. Le impronte sulla sabbia: i passi di un adolescente che la vita ha reso adulto nello spazio di un istante, quello in cui ti crolla il mondo addosso e puoi solo lottare, fino all’ultimo respiro. Passi sicuri, finalmente senza stampelle. Percettibile ad uno sguardo attento un particolare anatomico, trofeo di una guerra impari combattuta sul corpo del protagonista del racconto, oltre che dell’immagine di copertina, da mostrare con orgoglio perchè, se da un lato il cancro ti toglie, dall’altro dona la consapevolezza e la capacità di godere appieno di ogni attimo che la vita può offrire e ti rende un eroe per il semplice fatto di essere sopravvissuto. Nonostante la drammaticità del tema trattato, il lieto fine – e scorci di vita familiare autentica, vissuta nell’amore e nella solidarietà, rendono il racconto facilmente fruibile al lettore che voglia lasciarsi attraversare dalla sofferenza e dalla speranza.

Diario dei giorni sospesi apre una finestra autobiografica, sotto forma di diario, su uno scorcio di vita in cui l’autrice si trova a dover lottare contro il male. Non il suo, ma quello di suo figlio. Lui, il cancro, arriva all’improvviso, sconvolge la tranquillità di una tipica famiglia tarantina, già di suo immersa nella barca alla deriva della disoccupazione, e costringe a tirar fuori tutto il coraggio per inseguire la scia trainante della speranza.
Maria Delia Picuno