Anno d’uscita: 2016
Sito web: http://michelepavanello.it/
Michele Pavanello nasce ad Adria, in provincia di Rovigo, il 5 agosto 1969. Nel 1978, scoprendosi appassionato di musica, entra in conservatorio, ma le regole troppo rigide lo porteranno a lasciare gli studi dopo ben cinque anni, buttandosi così alla scoperta della musica di strada, innamorandosi del blues e dello stile west coast. Nel 2006 incontra la Christian Music partecipando come pianista nella “Tribù di Yahweh”. L’amore sempre crescente per questo genere musicale lo porta a scrivere il suo primo album, ovvero “Otto Strade” che esce nel 2014 per la casa discografica Moebius Records di Milano. Qui recensiamo il nuovo EP del 2016 intitolato “Vento Caldo”, interamente autoprodotto. Cinque brani rock & blues per invitare chi li ascolta a non rassegnarsi mai, né ad indignarsi per le ingiustizie del mondo, ma insegna a reagire e fare qualcosa per cambiare tutto ciò che non va. Sulla copertina dell’album l’occhio viene colpito subito dai colori molto caldi, che richiamano il titolo stesso. Una copertina spirituale, che tende a far rilassare l’occhio umano e a farlo partecipe di ciò che la natura può donarci; il mulino a vento del Kansas è riprodotto in silhouette in una fotografia che dà un senso di pace, come se fosse uno spirito che abbraccia e asciuga tutte le ferite dell’anima. “Vento Caldo” può anche stare a significare la spinta rivoluzionaria per cambiare il mondo in positivo e la maturità legata alla forza dell’uomo, la brezza quindi delle novità e del progresso. Trovandoci di fronte a questo soffio d’aria, si può reagire in due diversi modi. La prima scelta, quella più semplice, sarà sicuramente quella di non fare nulla, di lasciare le cose così come stanno, ma così facendo il vento diventerà una burrasca. Si può invece decidere di essere come i mulini a vento e trasformare le masse d’aria in energia positiva. Certo sarà la strada più faticosa ma, quando si cade per qualcosa, bisogna rialzarsi e cercare di essere più forti di prima, prendendo spunto dagli errori o dai pensieri negativi sbagliati. Il vento non è mai continuo e segue le regole metereologiche perchè creato dallo spostamento di masse d’aria calda e fredda che creano dei vortici da risucchio. Lo stesso vale per le novità che avvengono nella nostra vita: all’inizio veniamo attratte da esse, ma non è sempre così. Quando ci si trova davanti a raffiche forti certo si fa fatica a spostarsi, non si riesce ad andare nella parte desiderata; bisogna quindi imparare a farsi forza e “risalire” il vento cercando di “assecondarlo”, ma non certo di farlo vincere. Così fanno i mulini a vento, saldi nelle loro fondamenta (ecco quindi i valori fondamentali) e non si piegano di fronte alle raffiche. Anzi: attraverso il congegno delle pale rotatorie domano il vento e lo trasformano in energia. Quindi, non spaventiamoci davanti al vento che soffia, ma cerchiamo invece di governarlo e di volgerlo a nostro favore o, se è possibile, a vantaggio dell’intera umanità. Nell’interpretazione dei sogni, la tematica del mulino è comunque molto positiva, è presagio di ricchezza e prosperità, soprattutto se illuminato dal sole denota grande successo nelle imprese e nelle avventure. I colori sono stati scelti appositamente per dare vita a questi concetti, cromatismi caldi che a Pavanello piacciono molto, comprendendo tonalità di rosso e arancione che si collegano molto bene col genere blues, country e la chitarra. Infatti nella copertina vi è, non solo un semplice plettro, ma anche una chitarra classica, con evidenziati tre segnatasti. Questi pallini che si trovano sul manico della chitarra rendono più facile la lettura immediata della tastiera, facilitano quindi a trovare la nota che bisogna suonare. Ecco quindi un altro pensiero nascosto trasmesso. Nella vita di tutti i giorni ci vengono inviati dei messaggi e, anche se nascosti molto bene, dobbiamo saperli trovare e una volta scoperti lasciarci trasportare dal loro aiuto per poter trovare la strada più semplice e rendere il mondo più vivibile.
Antonella “Aeglos” Astori