Anno d’uscita: 2016
Sito web: http://www.the-vision-bleak.de/
Cos’è “l’Ignoto”, “lo Sconosciuto”, che intitola il sesto disco di inediti del duo tedesco “The Vision Bleak”? Forse è la boscaglia rugosa e contorta nell’illustrazione di copertina? Oppure le rupi spezzate sullo sfondo? O i palpiti delle nuvole assorte attorno alla luna? Certamente le macchie di abeti e le rupi sono antiche: tacciono nella loro quieta solennità, e idealmente sono le stesse che furono percorse dal pittore tedesco Caspar David Friedrich prima di ideare i suoi dipinti. Osservate ad esempio il quadro dell’artista “Crepaccio nell’Elbsandsteingebirge” del 1822-1823, o i rami stravolti e il cielo scabro del “Paesaggio Invernale” del 1811. E la figura umana in piedi sullo strapiombo nell’illustrazione ha quasi sicuramente un predecessore nel “Viandante sul mare di nebbia” del 1818. Tuttavia, mi sembra che proprio quella figura umana segni una differenza tra i “canoni” di Friedrich e il concetto alla base del disco del duo tedesco. Sia Friedrich sia i “The Vision Bleak” affermano una visione individuale dell’uomo. Per Friedrich sono fondamentali “l’interiorità soggettiva” e il distacco dal “sentire comune” per avvicinarsi “all’Oltre”, a qualcosa di simile a ciò che Leopardi chiamava “Infinito”; e i “The Vision Bleak” a loro volta esprimono questa concezione. Si trova la conferma di ciò ad esempio nei testi della seconda traccia del disco “From Wolf to Peacock” (… I always found fulfillment being on my own and in my plays and passions I hit my distinct tone…). Però la ricerca di Friedrich è incompiuta, inappagata. Essa rimane “tensione”, “protendersi”… Per il duo tedesco il percorso invece arriva “in qualche luogo dell’animo”. Il viaggio non è rassicurante, come testimoniano le liriche della traccia “Into the Unknown” (“Step into the dark… Overcome the fear, take yourself into the great maelstrom’s whirling eye… Nocturnal pathways call…” ), e la “destinazione” non può essere certo diversa (“Into the unknown where the obscure reigns…”). Tuttavia il “cercatore” dei “The Vision Bleak” è determinato (“Who may oppose me?” si chiede infatti il titolo di un’altra canzone dell’album), è consapevole del rischio, di come la sua interiorità cambierà (“I shall never be again, the same again” ancora da “Into the Unknown”). Anche il suo profilo nell’immagine ha perso la definitezza che era invece propria del “viandante” di Friedrich. Non c’è più distacco tra il “cercatore” e il mistero velato: al contrario i contorni si perdono, tendono a mescolarsi. Il “cercatore” si addentra sempre di più per arrivare ad una scoperta, che è prima di tutto scoperta di una parte di sé (“From the light and from the dark within you will know your very name”). Quindi il paesaggio offuscato diventa anche metafora di un viaggio interiore. Che potrebbe essere il tragitto di ciascuno nel proprio mistero. Chi è “l’Ignoto”, “lo Sconosciuto”, che intitola il sesto disco di inediti del duo tedesco “The Vision Bleak”? Forse basta cercarlo in uno specchio.
Paolo Crugnola