Anno d’uscita: 1986
Regia: Oliver Stone
La brutale e ingiusta guerra del Vietnam dopo aver provocato vittime e ricordi di distruzione, ha fatto nascere una serie di capolavori cinematografici diretti dai più illustri registi. Una sorta di denuncia per non dimenticare mai questo terribile conflitto. Veri e propri cult movie come “Il Cacciatore”, “Apocalypse Now” e “Full Metal Jacket” sono solo tre dei molti film entrati nell’Olimpo dei capolavori del cinema. Tra tutti quelli che si sono susseguiti dalla fine di questa guerra, la pellicola che sicuramente vanta di avere la locandina più emblematica e impressionante è quella del film “Platoon”, diretto da Oliver Stone. Per chi non avesse visto il film, nella foto non compare il protagonista Chiarlie Sheen, bensì un altro personaggio di spicco: Willem Dafoe che interpreta il buono e coraggioso sergente Elias K.Grodin mentre esala gli ultimi respiri prima di cadere a terra morente. Disarmato, impotente e ricoperto di sangue diventato ormai marrone per lo sporco. La posizione inginocchiata e con le mani rivolte verso il cielo hanno un senso di supplica, e invocano una forza ultraterrena divina di strapparlo e liberarlo finalmente dall’inferno del napalm che brucia dietro di lui. Nel manifesto originale dell’anno di uscita il fuoco non è presente ma c’è solamente la claustrofobica foresta verde: e impenetrabile. In secondo piano e sfuocati si intravedono i suoi assassini: un gruppo di Vietcong che spara i colpi mortali alla schiena del povero personaggio. Tutti i volti nella foto sono celati o sfuocati, quasi come a voler evidenziare maggiormente l’anonimato della persona che si trova a combattere battaglie e tutte le guerre in generale. Non si è più nessuno, la propria soggettività si perde, si diventa solo dei feroci assassini che lottano per la propria sopravvivenza. La propria coscienza e personalità vengono completamente impregnate di cattiveria e di disumanizzazione. Non si parla solo di fronteggiare i nemici; in realtà in questo film l’accanimento bellico e il confronto violento implodono verso il proprio plotone. Come dice il soldato Chris Taylor: “Io ora credo, guardandomi indietro, che non abbiamo combattuto contro il nemico… abbiamo combattuto contro noi stessi. E il nemico era dentro di noi”. L’unica identità rimasta nella persona viene solamente data dal nome riportato sulle piastrine che formano le due “O” del titolo. Infatti sono proprio quelle di Elias che chiuderanno il cerchio dell’immagine. In questo manifesto sono illeggibili ma nella locandina dell’epoca (messa a confronto nel dettaglio sottostante), il nome è scritto in chiaro assieme al suo numero. Il sacrificio di un uomo quindi, che come pochi era riuscito a mantenere onore e buon senso. Alla morte dei soldati quei due pezzi di metallo sono l’unica proprietà terrena che rimane, e la sola parte d’identità che serve per nominare il ragazzo deceduto durante il conflitto. Una scatola nera portata al collo che anzichè trasmettere lo storico del viaggio assimila solo l’anima di chi l’ha tenuta al collo in vita. Come un oggetto animato di innocenza.
Sara “Shifter” Pellucchi