Anno d’uscita: 1955
Regia: Elia Kazan
Adam Trask, un coltivatore californiano, ha due figli, Cal e Aron. Il primo ha un carattere chiuso e ribelle e forse per questo il padre per lui non ha mai avuto né affetto né comprensione. L’altro invece risulta essere il suo prediletto, forse perchè assomiglia molto a sua madre scomparsa. Di questo fatto, comunque, Cal non sa nulla e l’incomprensione del padre gli pesa come una condanna. Un giorno, per caso, egli scopre che la madre è viva e gestisce una casa equivoca in una città vicina. Uscito nel 1955, “La Valle dell’Eden” vede come protagonista un giovane James Dean di ventitré anni, già incamminato verso il mito, ma purtroppo anche verso la morte, a causa di un incidente automobilistico. La trama è stata tratta dall’ultima parte dell’omonimo romanzo di John Steinbeck: una durissima rilettura della storia di Caino e Abele. Il regista è Elia Kazan, famoso per la sua ispirazione poetica presa spunto da alcuni drammi. La psicologia dei personaggi è infatti studiata nei minimi dettagli, persino nella locandina questo particolare è molto evidente. Il manifesto non è certo fotografico come si usa ora; a quei tempi vi era un linguaggio unico dello stile pittorico figurativo italiano. Come disse Pasolini “Che colpo al cuore, quando su un liso cartellone guardo il colore d’un altro tempo”. Le locandine dei film più famosi dipinte negli anni ’40 e ’60 (come ad esempio “Casablanca”) furono per la maggior parte disegnate dal famoso Luigi Martinati (la sua firma è leggibile in alto a destra, sopra la cornice azzurra). Sarà lo stesso artista che curerà l’immagine dell’ultimo film in cui reciterà Dean: “Gioventù Bruciata”. Grazie a questa tecnica, utilizzata magistralmente da Martinati, le espressioni dei personaggi sono a dir poco sorprendenti ed espressive. Nei volti dei protagonisti c’è l’amara tristezza delle vicende, la desolazione. James Dean guarda infatti verso il vuoto, ha lo sguardo perso e pensieroso. Il cartellone in realtà è semplice, ma ricercato nei colori che non sono certo forti, ne troppo evanescenti; richiamano la luce del tramonto prima del crepuscolo. Una sorta di chiusura dell’illuminazione solare che lascia spazio ai turpi pensieri provocati dalle tristi vicende di questa famiglia. Lo sfondo è a sinistra nero e a destra rosso rendendo omaggio ai personaggi che vengono immediatamente sbalzati in primo piano. James è sullo sfondo scuro, e ciò si riconduce bene al suo carattere chiuso e tenebroso che lo ha reso celebre. Il colore nero, da un punto di vista psicologico è per certi aspetti il colore del caos, esso assorbe la luce ma non la restituisce. Ricorda le profondità abissali. Di certo non è stata una scelta casuale. Il pittore sicuramente avrà scavato proprio nella sua profondità d’animo, rappresentando il protagonista emotivamente. Il rosso invece sta di sfondo alla figura di Abra, simbolo di passione, calore, bellezza e amore ardente. L’accostamento delle due tonalità rende ancora più incisivo e diretto il tema trattato nella pellicola.
Antonella Astori & Sara “Shifter” Pellucchi