Quando si parla di “estetica Post Punk svedese”, si parte ad indagare verosimilmente già dal 1977, quando il Punk, in Svezia come nel resto d’Europa, era già fenomeno decodificato ma non ancora surclassato dalla nuova ondata di sperimentazione. Nella penisola si assiste ad un periodo estetico delle copertine dei dischi Punk, che sembra portare una strana aria vecchia, ma con un nuovo vestito. Che la moda di un certo genere musicale tenda ad uniformarsi anche a chilometri è un dato di fatto: in Svezia, infatti, si abbraccia questa teoria anche all’interno dei propri confini, l’eredità estetica Pop (svedese) degli anni ’60 non abbandona il Punk del primissimo periodo, inibendo un vero e proprio salto avanti. Invero, il cambiamento avverrà con l’eliminazione della fotografia (o esasperandone la luce ed i colori) e l’aggiunta del disegno e del collage, l’anno successivo.


1977: L’influenza di “Ramones” e dei Sex Pistols

L’eredità del primo album omonimo del gruppo di Forest Hills a livello estetico e non solo musicale ebbe un impatto fondamentale per la formazione del Punk in Svezia. “Ramones”, uscito il 23 Aprile del 1976 – con la storica copertina dei quattro capelloni con chiodo nero e jeans attillati – viene ripreso dai Four Mandarines per il singolo “Silver Son Johnnie / Ease My Pain”; unica uscita prima di ridurre l’organico a soli due elementi e ridurre anche il nome, Mandarines. La foto infatti, sempre in bianco e nero – non contrastata come “Ramones”, ma invero sbiadita – ritrae i quattro ragazzi di Stoccolma addossati ad un muro di mattoni. Oltre alla scelta della location, anche l’atteggiamento dei Four Mandarines è inequivocabilmente simile a quello dei quattro americani, ma qui con abiti più anonimi e meno ricercati, lontano dall’estetica Punk da pochi mesi esplosa negli USA. Si può notare che il secondo ragazzo da sinistra, oltre a mantenere il capo chinato per risaltare la folta capigliatura – come del resto il primo – abbozza un sorriso simile a quello stampato sul volto di Joey Ramone e le mani in tasca degli altri due sembrano mimare quelle degli altri Ramones. Qualcuno li chiamò i “Ramones svedesi”, non a caso. Entrambi i pezzi di quello che può essere considerato il primo disco Punk uscito in Svezia richiamano in maniera inequivocabile il Punk Rock dei loro ispiratori, lasciando poco spazio alla personalità, come avverrà, di fatto, anche con la formazione ridotta dei Mandarines l’anno successivo, in maniera però meno marcata. Medesima scelta sarà fatta dai Butter Utter (Burro Lontra) per l’unica loro uscita, l’EP dal nome “Soho”. Medesimo è il muro di mattoni in una foto che sembra essere ricalcata su un foglio a matita, con i quattro ragazzi di Uppsala – città che si rivelerà fondamentale per il primo Punk svedese – stretti uno all’altro in atteggiamento però allegro rispetto ai Four Mandarines; pure la musica si rivelerà tale, con forti rimandi al Rock-n-Roll in senso stretto: di fatto “Soho” sembra essere un disco 60’s visionario, Proto Punk.


Il trio The Tapes per il singolo “Dreamland / Is That You” predilige uno stile più elegante, invero Pop ma strafottente. La figura centrale (probabilmente Mr. Igor) incravattata alla Johnny Rotten (o un Johnny Thunders educato), sembra far pensare a tutt’altra influenza. Di fatto, i Sex Pistols sbarcarono in Svezia proprio nel 1977, con un concerto dalla presa poderosa ed esaltante, riversando e sdoganando la loro estetica da “delinquenti di strada” nella penisola; i The Tapes sono in un bosco, confondendo il giudizio, rendendosi fuori contesto. La musica in realtà risulterà leggera a confronto della band inglese, avvicinandosi di gran lunga più ai Ramones, in un misto di Punk e Beach Boys.


1977: Fantasmi senza volto, affinità con Londra

Che l’uso dei volti coperti, deformati o nascosti sia una prerogativa del Punk londinese, lo rivelano alcune copertine del 1977, tra l’altro di band molto influenti. Il quartetto londinese The Damned per il singolo “Neat Neat Neat” si pone in copertina con dei sacchetti del pane a mo’ di maschera, come rapinatori scalcagnati. I The Boys li nascondo sotto grossi occhiali o con la mano a coprire il volto, come rock stars beccate dai paparazzi. The Clash, addossati ad un muro, dando le spalle, fanno pensare a possibili bersagli da perquisire ed arrestare. The Adverts invece, per il loro singolo “Gary Gilmore’s Eyes”, hanno una striscia nera impressa sugli occhi, a nasconderne l’identità.

Questa visione contemporanea del nascondersi ad una società non condivisa viene ripreso anche da due band svedesi nello stesso anno: Kung Tung e New Bondage. Per queste due band – rispettivamente di Lund e Kalmar – i volti indistinguibili uniti ad atteggiamenti spaventevoli sono stati una costante della loro estetica. Utilizzando per le loro prime uscite – ovvero “Shocked & Defeated” e “På redit!” – una fotografia sovraesposta, bruciata e con un lungo tempo di esposizione (Kung Tung), tanto da deformarne i lineamenti, tanto da cancellarne il viso in una chiazza nera o bianca.
Alberto Massaccesi